«

»

Ott 25

Usa, Trump riapre le porte ai rifugiati ma restano esclusi 11 Paesi

Fonte: La Stampa

Il presidente vara un ordine esecutivo per rimpiazzare il “travel ban”. Saranno raccolti più dati biografici su chi vuole trasferirsi negli Stati Uniti, esaminati i loro post sui social, le frequentazioni, i luoghi di lavoro

Il presidente Donald Trump riapre le porte ai rifugiati tranne che da 11 Paesi. Lo ha reso noto l’amministrazione Usa, durante una ‘conference call’ con i cronisti. Alla mezzanotte di martedì è scaduto lo stop all’accoglienza dei rifugiati per 120 giorni varato con il più generale ‘travel ban’, il divieto di ingresso negli Stati Uniti che, nell’ultima versione, riguarda i cittadini di Siria, Libia, Iran, Yemen, Ciad, Somalia, Corea del Nord e Venezuela e che è stato comunque parzialmente bloccato dalla magistratura.
In base alle nuove norme, che Trump ha varato con un ordine esecutivo volto a rimpiazzare il bando scaduto, i rifugiati di questi 11 Paesi, che l’amministrazione non ha voluto indicare limitandosi a definirli “ad alto rischio”, subiranno rinvii per altri 90 giorni nell’esame delle loro richieste di accoglienza per consentire controlli più stringenti.
Saranno raccolti più dati biografici sugli aspiranti rifugiati, esaminati i loro post sui social, le frequentazioni, i luoghi di lavoro e tutto ciò che sarà ritenuto rilevante. Per approvare l’accoglienza dei rifugiati, gli ufficiali federali dovranno poter dimostrare che il loro ingresso è nell’interesse nazionale. Funzionari antifrode saranno inoltre inviati nei centri di valutazione delle pratiche dei rifugiati all’estero.
A margine da segnalare anche la vittoria di Trump sul piano finanziario. Con il voto decivisivo del vicepresidente Mike Pence (il conteggio finale è stato 51 sì e 50 no) il Senato statunitense ha in pratica smantellato le regole che facilitavano le class action contro le banche e le società finanziarie. Una promessa di Trump al mondo di Wall Street che è stata mantenuta  e che segna una decisa inversione di rotta rispetto alle politiche economiche di Obama.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>