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Feb 22

Tav congelata, fischi e proteste alla Camera: “È un voto di scambio con il caso Diciotti”

Fonte: La Stampa

di Carlo Bertini

Passa la mozione della maggioranza sul rinvio dell’opera. Ma la Lega: «Alla fine si farà ma dopo le Europee»


Che nessuno del governo ci voglia mettere la faccia su questo voto che rinvia la Tav sine die si vede dall’assenza di qualunque ministro in Aula tranne quello dei Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro, non a caso grillino doc.
E che i leghisti si sentano sul banco degli imputati si vede dalle urla e dalle ovazioni esagerate che tributano al loro testimonial d’eccezione, il deputato semplice Adolfo Zordan (veneto e non piemontese come il capogruppo Molinari) incaricato di pronunciare la dichiarazione di voto del Carroccio sulla controversa mozione Tav. Parla per meno di un minuto, legge il testo incriminato sulla volontà di «ridiscutere integralmente» tutto, si limita ad aggiungere di suo «valuteremo quest’opera nel rispetto degli impegni internazionali» e si mette a sedere.
«Bravooo», gli urlano dagli scranni alle sue spalle i sodali, tutti in piedi ad applaudirlo per coprire le grida («Buffoniiii») che piovono dai banchi della sinistra. Nessuno sconto nemmeno dai cugini di Forza Italia, i più duri con la Gelmini contro «i nuovi luddisti» che sfotte Toninelli «che poteva onorarci della sua presenza», che sferza la Lega, «scegliete la strada dello sviluppo».
Al momento del voto – dopo che vengono bocciate le mozioni di Fi, Pd e Fdi per lo sblocco dei bandi di gara per la realizzazione del tunnel di base – le due guarnigioni si fronteggiano, qualcuno si rivolge malamente al vicino di banco, la tensione cresce quando gli azzurri provocano i leghisti che si accodano ai 5 Stelle per congelare i lavori del corridoio Torino-Lione.
Ma niente, tutti quelli con la spilletta di Alberto da Giussano al bavero non si scompongono: dentro e fuori l’Aula fanno come se nulla fosse, «perché solo voi giornalisti date peso a queste mozioni che non contano nulla», scuote la testa Igor Iezzi, amico di Salvini. Un testo quello giallo-verde, (passato con 261 voti a favore, 136 contrari e due astenuti) che si rifà al contratto di governo e all’analisi costi-benefici, ma per forza ambiguo: e che «quindi ci permette a noi di andare fuori di qui a dire che la faremo questa Tav. Come ha detto Matteo, magari spendendo un miliardo in meno e con i soldi in più che arrivano dall’Unione europea». Per Salvini infatti «l’obiettivo è rivedere il progetto Tav, risparmiare dove si può e andare avanti». Rallentando fino alle Europee per poi ripartire lancia in resta. Tutto bene dunque per i leghisti, che ora prendono in giro il Pd che «dà tutta questa importanza a queste liturgie» e che sale sulle barricate, con in mano cartelli «SalvaSalvini=BoccialaTav».
E con un accorato discorso del predecessore di Toninelli, Graziano Delrio che nota come «Salvini non va a processo e si blocca la Tav». Che cita Orwell per tacciare di ignoranza quelli che parlano di un tunnel mai scavato: e che si ritrovano a pag 32 del rapporto costi-benefici che ne sono stati già scavati 6 km. Che liquida «questa analisi che sta facendo ridere tutta Europa». Ma il più duro paradossalmente, è un pezzo da novanta del Carroccio come Roberto Maroni. «Se non facciamo la Tav il Corridoio 5 allora passerà al di là delle Alpi e le nostre regioni verranno tagliate fuori. Mi auguro che la mozione non venga approvata perché altrimenti quelle voci che dicono di questo osceno scambio potrebbero essere confermate», nota acido alludendo al voto dei Cinque Stelle a favore di Salvini sulla vicenda Diciotti.

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