Taglio dell’Irpef, è la volta buona? Come cambia la busta paga con la riduzione delle aliquote

Fonte: Corriere della Sera

di Isidoro Trovato


Più soldi in busta paga: sarà la volta buona?
Il costo del lavoro e le tasse per i lavoratori dipendenti scenderanno? Il rebus è destinato a essere risolto dalla Legge di bilancio 2022, ma non è dato sapere se il tanto agognato taglio delle tasse si concretizzerà. L’obiettivo principale dell’esecutivo è la riduzione del peso fiscale sul ceto medio. Una delle proposte percorribili è l’abbattimento del costo del lavoro, tramite la riduzione di due punti percentuali dell’aliquota IRPEF attualmente del 38%, che andrebbe limata al 36%.
A disposizione del governo ci sono circa 8 miliardi di euro per la «riforma fiscale», anzi per il primo step di riforma: fondi che saranno utilizzati – molto probabilmente – per il taglio dell’Irpef, la tassa che colpisce soprattutto dipendenti e pensionati direttamente in busta paga.

Le quattro strade per il taglio delle tasse: Irpef, Irap, cuneo fiscale o un mix delle misure
Oltre alla riduzione delle aliquote Irpef per il «ceto medio», le altre strade percorribili sono il taglio dell’Irap, la riduzione del cuneo fiscale sulle aziende che assumono o un mix dei tre interventi. Vedremo quale sarà la strada prescelta dall’esecutivo. Intanto, però, c’è la concreta possibilità che le tasse – una volta tanto – scendano davvero. Con il risultato di avere una busta paga più generosa.
Il taglio dell’Irpef darebbe una scossa al portafoglio del ceto medio, tanto bistrattato negli anni passati: «Ne dovrebbero avere vantaggio economico sia le fasce reddituali comprese tra i 28 mila e i 55 mila euro all’anno, che quelle superiori in quanto tutte coinvolte in uno scaglione in cui pesa l’aliquota Irpef del 38 per cento» commenta Massimo Braghin, consigliere nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro con delega alla fiscalità.

Tassazione attuale: come incide ora l’Irpef sulla busta paga
Attualmente l’imposta lorda è determinata applicando aliquote che vanno dal 23 al 43%, ma in modo cosiddetto «progressivo». Per esempio, a un reddito di 50.000 si applicherà il 23% sui primi 15.000, il 27% da 15.000,01 a 28.000 euro e il 38% sulla fascia che va dai 28.000,01 ai 50.000 euro: in totale 15.430 euro.
Partendo da questo dato si può valutare quale potrebbe essere l’impatto in busta paga considerando che la proposta di riforma, presente nella Legge di Bilancio, porterà benefici solamente ai percettori di reddito superiori ai 28.000 euro. Per meglio esemplificare ipotizziamo alcuni scenari tipo con tre fasce di reddito e tre situazioni familiari diverse, che però determineranno sempre lo stesso risultato.

Il caso del lavoratore subordinato con due figli maggiori di tre anni
Si prenda ad esempio la situazione reddituale di un dipendente con coniuge e due figli (di età superiore ai tre anni) a carico. Ipotizziamo di essere in presenza di un monoreddito familiare e che non ci siano oneri deducibili o detraibile da scomputare oltre le detrazioni per carichi di famiglia. In tal caso, il vantaggio fiscale lo si avrà solo qualora il reddito sia compreso nello scaglione che va dai 28.000 ai 55.000 euro, assoggettato all’aliquota IRPEF del 38%. Più ci si avvicina ai 55.000 euro e maggiore sarà il risparmio fiscale che rimarrà tale anche per i redditi oltre tale soglia.
Pertanto con un reddito di 28.000 euro il vantaggio è pari a zero.
Con un reddito 50.000 carico fiscale ridotto di euro 440.
Il vantaggio fiscale sale a 540 per i redditi da euro 55.000 in su e costituisce il valore massimo ammissibile.
Questa soluzione non dà alcun beneficio ai redditi sotto i 28.000 euro, mentre saranno avvantaggiate, in misura proporzionale, le fasce reddituali per la parte che rientrano tra i 28.000 ed i 55.000 euro e, in misura piena, le fasce reddituali che vanno oltre i 55.000 euro.

Dipendente con un figlio diversamente abile
Nulla cambia, se non per maggiori detrazioni spettanti, nel caso in cui il nucleo familiare dello stesso contribuente differisca dal precedente in quanto uno dei figli è disabile. Anche in questo caso con il taglio di questa aliquota a beneficiarne sarebbero tutti contribuenti che dichiarano più di 28mila euro all’anno indipendentemente dai carichi familiari le cui detrazioni vengono neutralizzate portando sempre allo stesso risultato. Stesso risparmio fiscale infine si avrà per un contribuente senza detrazioni per familiari a carico: da zero a 540 euro di riduzione IRPEF. Insomma, alla fine non si prevede una rivoluzione ne vantaggi particolarmente appetibili per i lavoratori.

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