Scienza, non torniamo all’«ipse dixit»

Fonte: Corriere della Sera

di Massimo Bucchi

Le affermazioni scientifiche vanno valutate sulla base del contenuto e dei risultati empirici, non da chi le pronuncia. In più, nella moderna comunicazione, nessuno verifica che l’attribuzione sia vera

«Nullius in verba», non credere a nessuno sulla parola. Questo il motto sullo stemma della Royal Society, una delle più antiche accademie della scienza (1660). Si prendevano così le distanze dall’ «ipse dixit» che fondava il valore della conoscenza sull’autorità della tradizione. La scienza moderna nasce e si sviluppa, all’opposto, sul principio (rivoluzionario per l’epoca) per cui le affermazioni vanno valutate sulla base del contenuto e dei risultati empirici, non da chi le pronuncia. Gli stessi sviluppi della scienza come pratica organizzata, tuttavia, hanno messo parzialmente in discussione il principio.
La reputazione ottenuta da singoli scienziati (i premi Nobel su tutti) ne ha esteso l’influenza ben oltre la loro area di competenza. Il tanto ripudiato «ipse dixit» è rientrato così di soppiatto. In più, nell’attuale panorama mediatico, l’offerta di contenuti è sempre più ampia; i tempi per valutarli nel merito sempre più ridotti. La reputazione e la visibilità degli esperti diventa così una facile scorciatoia. «L’ha detto uno scienziato famoso» diviene sinonimo di «è scientifico».
Si pensi alle affermazioni più disparate (e mai pronunciate, compresa quella celeberrima sulle api!) attribuite ad Einstein nel tentativo di surrogare credibilità e rilevanza. La comunicazione in epoca pandemica ce ne offre quotidianamente esempi. Il vaccino X è sicuro? L’ha detto la professoressa Y. Si può fare il richiamo con un vaccino diverso? L’ha detto il professor Z. Sulla base di quali dati, di quali studi?
La valutazione dei contenuti si appiattisce sulla percezione della fonte, in modo sempre più simile a ciò che avviene per la discussione politica. Proprio ciò da cui il motto rivoluzionario della Royal Society voleva prendere nettamente le distanze. Il ritorno dell’«ipse dixit» è una tendenza insidiosa, soprattutto per le possibili conseguenze sulla percezione della scienza e sull’informazione dei cittadini.

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