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Apr 05

San Pietroburgo, il kamikaze del metrò è un kirghiso con passaporto russo

Fonte: La Stampa

di Giordano Stabile

Come a Istanbul a Capodanno a colpire un jihadista originario dell’Asia centrale

È un 22enne kirghiso, con nazionalità russa, il kamikaze che si è fatto esplodere ieri nel metrò di San Pietroburgo uccidendo 14 persone. La sua identità è stata ricostruita dai resti nel vagone dell’attentato. I servizi di sicurezza russi lo hanno identificato «come Akbarjon Djalilov, nato a Osh e in contatto con i combattenti siriani». Secondo le ricostruzioni preliminari, il kamikaze si trovava non lontano dalle porte, nella parte centrale del vagone, dove «è stata trovata la sua mano con dei fili».

Conferma dal Kirghizistan
La sua identità è stata confermata dal portavoce dei servizi di sicurezza kirghisi, Rakhat Saoulaimanov. La nazionalità kirghisa conferma quindi la pista dei terroristi centrasiatici, considerati i più pericolosi a disposizione del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Anche l’attentato di Capodanno a Istanbul era stato compiuto da un terrorista dell’Asia centrale, anche lui addestrato in Siria, Abdulkadir Masharipov, uzbeko ma con legami con una rete di kirghisi nella metropoli turca. Kirghisi, uzbeki, kazaki e tagiki formano una legione di migliaia di combattenti e il nucleo degli irriducibili è impegnato nella difesa della Città vecchia di Mosul.

Irriducibili centrasiatici
Il Battaglione Uzbeko conta, secondo stime dei Servizi iracheni, su 4 mila combattenti, in maggioranza centrasiatici ma che usano come lingua franca il russo. Il comando della difesa di Mosul è affidato a Gulmurod Khalimov, ex ufficiale dei corpi speciali del Tagikistan, addestrato anche negli Usa. Nel primo video in cui compare è circondato da dodici uomini degli Omon, il corpo speciale della polizia russa. Tutti convertiti alla causa della jihad. Khalimov conosce perfettamente le tattiche della controguerriglia e di antiterrorismo sia russe che americane. Potrebbe essere ancora lui a guidare la difesa della moschea Al-Nouri al-Kabir, assieme a un migliaio di “russi”.

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