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Lug 11

Ricapitalizzazioni e bail-in, stretta finale sull’accordo

Fonte: Il Sole 24 Ore

economia

di Bedda Romano


Le lunghe e complesse trattative comunitarie sul futuro del sistema bancario italiano appaiono vicine a una stretta finale, fosse solo per l’urgenza di trovare una intesa in un contesto finanziario molto delicato. Proprio domani e dopodomani si terrà una due-giorni di riunioni dei ministri delle Finanze. Sarà l’occasione per il governo italiano e per la Commissione europea di toccare con mano la posizione dei partner e valutare in diretta i margini negoziali di ciascuno.
Da Varsavia, il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi si è voluto dimostrare ottimista sulle discussioni in corso da settimane ormai. «L’obiettivo è evitare problemi agli italiani e ai correntisti – ha detto il premier in una conferenza stampa –. C’è il pieno supporto degli altri partner europei, ne ho parlato anche con Jean-Claude Juncker», il presidente della Commissione europea, anch’egli presente al vertice dell’Alleanza atlantica nella capitale polacca. Renzi ha anche detto che «non c’è un problema italiano, c’è qualche singola situazione aperta per mille motivi».
A Bruxelles si conferma (più cautamente) che le discussioni continuano. La questione è nota. L’Unione consente la ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato di banche solvibili. All’operazione dovrebbe essere associato il contributo di azionisti e di obbligazionisti. Tra le altre cose, il governo italiano vorrebbe strappare una sospensione di quest’ultimo principio in un contesto delicato, segnato da rischi alla stabilità finanziaria e da un prossimo voto sulla riforma del Senato dall’esito incerto.
Il nodo è complesso, ma la Commissione si è già detta disponibile a trovare un accomodamento per gli investitori non istituzionali (si veda Il Sole24 Ore del 30 giugno e del 3 luglio). Più in generale, Bruxelles è stretta fra il desiderio di rispettare le regole Ue e la consapevolezza che la vicenda bancaria italiana è seria, e potenzialmente dannosa per il resto della zona euro. Se Bruxelles appare più cauta di Roma è (anche) perché la trattativa è sfaccettata.
«Il negoziato non è solo tra Roma e Bruxelles – spiega un negoziatore –. Qualsiasi cosa la Commissione proporrà, deve cautelarsi con gli altri paesi membri». In questo senso, le riunioni ministeriali di domani e dopodomani sono utili a capire informalmente la posizione di ciascuno. Il piatto forte di Eurogruppo ed Ecofin prevede una discussione sulle conseguenze economiche e finanziarie del recente referendum inglese, che ha rivelato il desiderio della Gran Bretagna di lasciare l’Unione.
Ancora ieri qui a Bruxelles esponenti comunitari e diplomatici nazionali insistevano per notare che la delicata situazione delle banche italiane non è nero su bianco «un punto in discussione». Spiegava, tuttavia, un funzionario europeo: «Tra i punti da discutere c’è anche il negoziato sull’unione bancaria, per cui si può pensare che l’attuale situazione verrà discussa dai ministri. Nessuna decisione è prevista perché è ancora in corso la discussione tra la Commissione europea e l’Italia».
Il negoziato sta avendo luogo in un momento difficile per la stessa Commissione, indebolita dall’esito di un referendum britannico che a torto o a ragione alcuni governi, soprattutto a Est, le attribuiscono. In conferenze stampa e in commenti giornalistici, alcuni governanti slovacchi o cechi hanno criticato il presidente dell’escutivo comunitario Jean-Claude Juncker. Non è chiaro se l’indebolimento di quest’ultimo sia un fattore positivo o negativo per Roma nella sua trattativa con Bruxelles.
Da un lato, è sempre più facile negoziare con una controparte debole. Dall’altro, se la stessa controparte è tendenzialmente favorevole ad aiutare il paese in difficoltà, come lo è la Commissione Juncker, il governo perde un alleato credibile nei confronti di alcuni dei suoi partner più intransigenti. Nei giorni scorsi sia il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, che il nuovo presidente dell’Ecofin, lo slovacco Peter Kazimir, si sono detti attenti al rispetto delle regole.
Tra lunedì e martedì, Roma e Bruxelles vorranno valutare con i partner la necessità di trovare un equilibrio tra il desiderio di rispettare le regole europee e l’urgenza di garantire la stabilità finanziaria. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan vorrà illustrare le buone ragioni dell’Italia ai suoi partner, oltre che al vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Nel contempo, anche quest’ultimo userà probabilmente le riunioni per capire i margini negoziali che i Ventotto sono pronti a concedergli.

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