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Ott 26

Qualcuno a cui dare la colpa

Fonte: Corriere della Sera

di Beppe Severgnini

Dare la colpa a qualcuno, trovare un capro espiatorio, indicare una causa diversa dal destino e dal comportamento imprevedibile del virus. Questa reazione è comprensibile, soprattutto nei più giovani, ma sbagliata


Sapremo presto se a Napoli, venerdì sera, fossero in azione criminali, ultrà violenti e frange dell’ultradestra. Guardandoli in azione, ci somigliavano molto. Brutte scene, che possono disgustare, ma non devono preoccupare più di tanto.
La preoccupazione, adesso, è un’altra. È che l’insofferenza dilaghi, e assuma forme imprevedibili. La seconda ondata del Covid non era inattesa; ma è stata, psicologicamente, pesante quanto la prima. Forse di più. In primavera ci sembrava d’essere stati colpiti da un fulmine: il primo Paese fuori dall’Asia a essere colpito dal virus, la prima democrazia alle prese con la paura e il lockdown. Ma noi italiani diamo il meglio nelle emergenze, che richiedono resilienza, reti sociali e intraprendenza. E l’abbiamo confermato.
Siamo meno bravi nella gestione e nella programmazione: e abbiamo confermato anche quello. Abbiamo sprecato mesi. I medici di famiglia andavano riorganizzati (perché non affidargli i tamponi?), i trasporti ripensati, le scuole riprogrammate: altro che banchi a rotelle. Il ritorno autunnale del virus, comune a tutta Europa, non ci ha del tutto sorpreso, ma ci ha spiazzato. E a quel punto è scattata l’insofferenza: come, ancora?
Se dovessi scrivere il sommario delle settimane che verranno, direi: siamo alla ricerca di qualcuno cui dare la colpa. È una ricerca diversa, a seconda del carattere e delle circostanze (personali, familiari, professionali). Spesso avviene in modo inconsapevole: però avviene. Ci dev’essere un colpevole, un responsabile, qualcuno che avrebbe dovuto fare qualcosa e non l’ha fatto! In realtà c’è, ogni tanto; ma spesso non c’è.
Le chiusure, i blocchi e i coprifuoco sono odiosi: ma talvolta necessari. Lo sappiamo, ormai. Ma neppure questa consapevolezza evita l’irritazione e la frustrazione. Dare la colpa a qualcuno, trovare un capro espiatorio, indicare una causa diversa dal destino e dal comportamento imprevedibile del virus. Questa reazione è comprensibile, soprattutto nei più giovani, ma sbagliata. E non stiamo parlando di quattro bamba negazionisti e altrettanti spaccatutto. Parliamo della nazione intera, che in primavera è stata eroica, e ora dev’essere paziente. Non è meno difficile.

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