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Mag 25

Pensioni, addio quota 100: torna la Fornero, arrivano quota 102 o quota 41? Ecco i conti

Fonte: Corriere della Sera

di Roberto E. Bagnoli


Le tre ipotesi
Un anticipo di tre anni e due mesi, in cambio di un taglio della pensione che può arrivare al 12%. Oppure, nell’ipotesi al momento più accreditata, la possibilità di staccare un anno e quattro mesi prima con un assegno più basso dell’8%. Le simulazioni realizzate in esclusiva per L’Economia da Progetica, società di consulenza in pianificazione finanziaria e previdenziale, mostrano che cosa potrebbe succedere dal 2022 con la scadenza di Quota 100. Questa misura, che consente di andare in pensione a 62 anni di età e 38 di contributi, non sarà infatti rinnovata dopo la scadenza del 31 dicembre 2021.

L’azzeramento di quota 100
In mancanza d’interventi, dal primo gennaio dell’anno prossimo si potrà andare in pensione di vecchiaia a 67 anni (lo stesso limite per uomini e donne), oppure anticipata, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 per le donne. Un salto molto brusco, un vero e proprio scalone che può arrivare a cinque anni. È molto probabile che venga introdotto qualche correttivo per evitare questa conseguenza. Le ipotesi più accreditate sono Quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi), meno costosa di Quota 100, oppure Quota 41, cioè un minimo di anni di contributi a prescindere dall’età. Ed è altrettanto probabile che si arrivi a una proroga di altre due misure, Ape sociale e Opzione donna, che arrivano anch’esse a scadenza il 31 dicembre 2021. Il primo è un sussidio pensionistico che si assegna ai lavoratori in alcune condizioni (per esempio chi ha svolto lavori gravosi) se hanno compiuto 63 anni di età e maturato dai 30 ai 36 di contributi. La seconda, invece, consente il pensionamento alle lavoratrici con 35 anni di contributi e 58 o 59 anni di età, a seconda se dipendenti o autonome. In cambio, però, di un drastico taglio del vitalizio, che viene interamente calcolato con il metodo contributivo, decisamente meno favorevole.

I profili
Queste due misure, però, operano solo a determinate situazioni: in mancanza d’interventi nei prossimi mesi, per la stragrande maggioranza dei lavoratori dal primo gennaio 2022 vi sarà un brusco innalzamento dell’età di pensionamento. L’emergenza dovuta alla pandemia — sottolinea lo studio di Progetica — ha fatto sì che, a pochi mesi di distanza, non si sappia ancora cosa succederà con la scadenza di Quota 100. Le simulazioni presentano tre possibili scenari: il primo, il meno probabile, è il mantenimento delle regole attuali previste dalla riforma Fornero, varata quasi dieci anni fa, e inoltre Quota 102 e Quota 41. I profili che abbiamo simulato sono quelli dei primi soggetti esclusi da Quota 100: coloro che compiranno 62 anni nel 2022, 2023 e 2024, e che matureranno 38 anni di contribuzione nel 2022, 2023 e 2024, con inizi della stessa rispettivamente nel 1984, 1985 e 1986. Per questi profili di uomini e donne sono state stimate l’età di pensionamento e il valore della pensione netta, rispetto a un reddito netto attuale di 2 mila euro al mese. Le differenze non sono dovute a una vera e propria penalizzazione (non lo prevederebbe né Quota 102 né Quota 41) ma semplicemente al fatto che, andando prima in pensione si versano meno contributi.

Le differenze tra uomini e donne
Per Quota 102 e Quota 41 vengono evidenziate le differenze rispetto ai requisiti base — spiega l’elaborazione — . Quota 102 consentirebbe agli uomini di anticipare fino a 3 anni e 2 mesi rispetto alle normali regole ma rinunciando all’11% della pensione: il classico dilemma tra tempo e denaro che si era già visto con Quota 100. Per le donne, che hanno già un requisito di pensione anticipata più basso di un anno, il beneficio di Quota 102 sarebbe leggermente inferiore. Quota 41 avrebbe invece un impatto leggermente minore in termini di anticipo, ed effetti maggiormente omogenei fra i vari profili. Si anticiperebbe leggermente di meno la pensione (fino a 1 anno e 11 mesi), con un calo dell’assegno fino all’8%.

I dati del Pil
Per omogeneità di confronto, le elaborazioni di Progetica non tengono conto di Opzione Donna, anche se alcune delle lavoratrici dei casi considerati potrebbero andare in pensione con questa formula. Nelle simulazioni sono state ipotizzate una crescita media del Pil futuro pari allo 0,3% in termini reali (cioè al netto dell’inflazione) e la continuità di accumulo dei contributi sino all’età della pensione. Due ipotesi relativamente ottimistiche che, se non dovessero realizzarsi, porterebbero a un vitalizio più ridotto. La valutazione dell’impatto economico delle varie misure e della loro sostenibilità nel tempo sarà uno dei principali fattori che determineranno le prossime scelte, sottolineano gli esperti di Progetica, mentre dal punto di vista del singolo è importante cominciare a fare i conti con questi scenari.

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