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Ott 27

Parte la lettera all’Ue. Renzi certo di avere la flessibilità sui conti

ECONOMIA

Fonte: La Stampa
ANSA - La Stampa

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Ma Boccia (Pd) riapre il caso: coperture inadeguate

La «Lettera» è quasi pronta, partirà domani. Destinatario il commissario europeo alle Finanze Jyrk Katainen. E in ossequio alla nuova politica di trasparenza inaugurata l’altro giorno da Renzi, quando ha deciso di rendere subito pubblico il richiamo arrivato da Bruxelles, anche la risposta italiana dovrebbe subire lo stesso trattamento non appena notificata a Bruxelles.

La nostra linea di difesa è chiara da giorni: l’Italia invocherà l’esigenza di rinviare il pareggio di bilancio al 2017 facendo leva su crisi, i tre anni di recessione dai quali non siamo ancora usciti, e la deflazione che potrebbe pure aggravarsi a fronte di politiche di eccessivo rigore.

L’Italia insomma chiederà più tempo per azzerare il deficit e poter nel frattempo avviare le tante riforme messe in cantiere. Intanto, come è noto, dopo una trattativa-lampo con Bruxelles, è già stato deciso di concedere un aggiustamento più forte del deficit (pari allo 0,3% del Pil anziché dello 0,1 preventivato in un primo momento col Def e lo 0,5 previsto dalle regole Ue) sacrificando i 3,3 miliardi del fondo per la riduzione della pressione fiscale. Il famoso «tesoretto» che Padoan aveva tenuto di scorta. In questo modo la manovra 2015, che prevede interventi per 36,2 miliardi tra minori entrate (14,7 miliardi) e maggiori spese (21,5) controbilanciati da 9,6 miliardi di maggiori entrate e 16,1 di taglio delle spese, non presenterà più un deficit di 10,4 ma di 7,1 miliardi.

Una volta notificata la lettera di risposta è previsto che già entro la prossima settimana la Commissione effettui le sue verifiche sui nostri conti. Anche se in realtà il giudizio vero arriverà non più da Barroso ma dal nuovo presidente Juncker che si insedierà a novembre. «So da feedback stranieri, non attraverso canali italiani, che quando il premier ha presentato il suo piano il commissario Katainen gli ha fatto i complimenti dicendo che ha presentato un piano ambizioso», ha raccontato ieri il finanziere Davide Serra a margine della Leopolda5. Secondo Serra il commissario finlandese avrebbe lodato l’Italia dicendo che «per la prima volta fa la cosa giusta, taglia la spesa e taglia le imposte».

Non la pensa allo stesso modo il presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia (Pd) che in un tweet ieri ha riaperto il caso-coperture. «Senza slide si legge meglio: oneri da coprire 30 (miliardi ndr), coperture 20. Differenza -10. E poi -3,3». Segno che la sessione di bilancio che sta per aprirsi alla Camera per la legge di stabilità non sarà comunque una passeggiata.

Di certo il presidente del Consiglio, intanto, continua a godere dell’appoggio di Confindustria. Di fronte «all’inferno fiscale» che soffoca le imprese per Giorgio Squinzi, che ieri ha chiuso il convegno di Napoli dei Giovani imprenditori, «non si può che applaudire la scelta del governo» di eliminare l’Irap dal costo del lavoro e di incentivare le assunzioni. Ora, però, occorre rimediare pure alla «scelta sbagliata» di tassare capannoni, impianti e beni strumentali, «un dossier aperto sul tavolo del premier», e poi occorre incentivare ricerca, innovazione e «Made in».

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