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Apr 16

Mes, Conte non chiude al prestito «sanitario». Ma punta sul fondo da 200 miliardi

Fonte: Corriere della Sera

di Marco Galluzzo

Palazzo Chigi vuole evitare le frizioni per preparare il negoziato al Consiglio europeo


Per Giuseppe Conte discutere ora di Mes è come guardare il dito e non la luna. La lite in corso fra Pd e M5S non ha alcun senso. In vista del Consiglio europeo della prossima settimana tutte le carte di Palazzo Chigi sono puntate sul paragrafo 19 dell’accordo raggiunto in sede di Eurogruppo, quel Recovery Fund da cui dovrebbe arrivare la vera risposta europea, simmetrica, alla crisi economica causata dal coronavirus.

Il dibattito «congelato»
Conte non uscirà dal Consiglio senza sapere quanto il Recovery Fund metterà a disposizione dei Paesi europei, e dunque anche dell’Italia, e soprattutto quando, perchè anche il timing dello strumento farà parte del merito della misura. Se all’Italia spetteranno 100 o 200 miliardi è ancora oggetto di valutazioni e negoziati, ma il focus del capo del governo, come quello di Roberto Gualtieri, è puntato sulla misura che più interessa al nostro Paese, che si è a lungo battuto per ottenerla. Il dibattito interno sul Mes, nonostante sia stato incoraggiato da persone che hanno ruoli chiave nella nomenklatura della Ue, da Paolo Gentiloni a David Sassoli, per il momento per il premier può restare «congelato». E la tregua è stata sancita in una conference call con i due capidelegazione di Pd e M5S, Dario Franceschini e Alfonso Bonafede.

L’apertura
Semmai, la notizia, l’ha data lo stesso Conte in un lungo post proprio sull’utilità di usare per le spese sanitarie i 37 miliardi di euro che spetterebbero all’Italia. Ebbene se qualche giorno fa Conte era partito con lo slogan «No Mes, si Eurobond», ora, anche se giudica il dibattito interno sterile, non chiude più del tutto alla possibilità che l’Italia, dopo un’attenta ricognizione delle condizioni del prestito, se ne possa avvalere.

Le condizionalità
E dunque anche se resta convinto che «occorre una risposta forte, unitaria, tempestiva», che non può che essere incardinata nel Ricovery Fund, riconosce che esiste un dibattito ancora da concludere proprio sui termini di utilizzo del Mes. E qui parla anche ai 5 Stelle. «Il dibattito in Italia è proprio su queste condizionalità. Alcuni sostengono che esiste il rischio che rimangano le tradizionali condizionalità, altri ritengono che, pur se non previste nella prima fase, alcune condizionalità potrebbero essere inserite in un secondo tempo, altri ancora prevedono che si arriverà a cancellare tutte le condizionalità. All’ultima riunione dell’Eurogruppo è stato compiuto un deciso passo avanti perché è richiamata espressamente la sola condizione dell’utilizzo del finanziamento per le spese sanitarie e di prevenzione, dirette e indirette».

L’ultima parola al Parlamento
Ma nonostante questo per Conte non è ancora arrivato il momento di verificare in fondo la materia. «Bisognerà attendere prima di valutare se questa nuova linea di credito sarà collegata a meccanismi e procedure diversi da quelli originari. Lo giudicheremo alla fine, quando saranno concretamente elaborate le condizioni di contratto che verranno predisposte per erogare i singoli finanziamenti. Solo allora potremo valutare se questa linea di credito pone o meno condizioni, e potremo discutere se quel regolamento è conforme al nostro interesse nazionale». E questa discussione, prosegue Conte, avverrà in modo publico e trasparente, come chiedono le opposizioni, dinanzi al Parlamento, «al quale spetterà l’ultima parola».

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