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Ott 17

Manovra, è scontro tra Juncker e Salvini. Moscovici a Roma con un occhio al Quirinale

Fonte: La Stampa

di Marco Bresolin

Il presidente della Commissione: attenti al deficit. Il vice premier: la Finanziaria è passata, beviti un bel caffè

Ricevuta la bozza di bilancio, è partito il pressing diplomatico di Bruxelles per convincere il governo a fare un passo indietro. Un’intervista-appello di Juncker, una telefonata a Conte, un’altra lettera pronta per essere spedita e la missione del commissario Pierre Moscovici a Roma, che porterà le richieste Ue direttamente al Quirinale. La manovra approvata dal governo non può essere accettata dalla Commissione perché non rispetta i parametri europei, ma l’esecutivo Ue vuole evitare di arrivare alla bocciatura. Si tratterebbe di una decisione drastica che sin qui non è mai stata presa da chi deve giudicare i conti pubblici degli Stati dell’Eurozona. Per scongiurare lo scontro frontale ci sono solo due settimane di tempo, nelle quali Bruxelles chiederà ripetutamente all’Italia di tornare sui suoi passi.
Ieri Jean-Claude Juncker ha dato il calcio di inizio a questa operazione con un’intervista-appello indirizzata al governo. Ma le sue parole, inutile dirlo, sono subito cadute nel vuoto. «Noi andiamo avanti – gli ha risposto immediatamente Luigi Di Maio -, lui invece ha tempo solo fino a maggio». «La manovra ormai è passata. Juncker se ne faccia una ragione e si beva un bel caffè» ha aggiunto a stretto giro Matteo Salvini. Reazioni prevedibili, ma i veri destinatari del messaggio del presidente della Commissione non erano certo i due vicepremier.
Juncker ha convocato solo i giornalisti delle tv e delle radio italiane, una scelta dettata dall’esigenza di far arrivare direttamente la sua voce nelle case dei cittadini. Per spiegare loro che «noi non giudichiamo le singole misure che il governo intende adottare, ma i saldi di bilancio». Dunque il problema non è il reddito di cittadinanza, ma il livello del deficit. «Se non ci fosse l’Euro – ha sottolineato – l’Italia sarebbe in una posizione fragile. E l’Euro appartiene a tutti gli europei, dunque va gestito in modo collettivo». Tradotto: per far funzionare la moneta unica servono regole comuni che tutti devono rispettare. «Se accettassimo ciò che propone il governo – ha spiegato – avremmo reazioni virulente negli altri Paesi dell’Eurozona». Il che, alla vigilia delle elezioni Ue, è molto pericoloso. «Ci coprirebbero di insulti e di invettive» ha poi aggiunto, facendo un implicito parallelismo con gli insulti e le inventive che già arrivano da Roma.
Nel tardo pomeriggio di ieri Juncker ha spiegato la gravità della situazione anche a Giuseppe Conte. In una telefonata con il premier, durata una quindicina di minuti, il lussemburghese ha ribadito che «la Commissione non ha pregiudizi» nei confronti del governo italiano, ma che c’è «molta preoccupazione» per la tenuta dei conti. E gli ha ricordato che le Raccomandazioni-Paese (nelle quali si stabiliscono obiettivi precisi di bilancio per l’Italia) sono state approvate anche da lui nella seduta del Consiglio europeo del 28 giugno scorso.
Domani diversi leader attenderanno al varco il premier, che sarà chiamato a dare spiegazioni al tavolo dell’Eurosummit. Da Juncker è però arrivata una richiesta precisa: «Non mettiamo l’Italia sul banco degli imputati» in questa sede. «Bisogna seguire l’iter – ha ricordato -, non partire dalla fine». Anche Donald Tusk avrebbe invitato i capi di Stato e di governo a «non infierire» su Conte. Per ora – sostengono – è meglio lasciar lavorare la Commissione.
Sarà dunque cruciale la missione di Pierre Moscovici a Roma. La Commissione ha già pronta una lettera formale, ma probabilmente sarà spedita soltanto dopo la due giorni del francese nella Capitale. Tra giovedì e venerdì il commissario incontrerà il ministro Giovanni Tria per vedere quali margini tecnici ci sono per accorciare le distanze. Ma non solo. Su richiesta di Juncker, salirà al Colle per recapitare un messaggio ben preciso a Mattarella: in questa partita l’Italia è totalmente isolata e gli altri governi sono estremamente preoccupati. Perché se il vagone Italia esce dai binari rischia di deragliare tutto il treno Europa.

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