Manovra, Confindustria: “Non è svolta per la modernizzazione del Paese”. La Cgil: “Già 10 miliardi alle imprese, ora i soldi ai lavoratori”

Fonte: La Repubblica

In Parlamento le audizioni sulla Legge di Bilancio. Le imprese: “Serve un intervento contro il rincaro dei prezzi dell’energia”. Bonomi: “Per il taglio del cuneo servono 13 miliardi”. Cisl: “Taglio Irap inopportuno”. Uil: “Quota 102 una beffa”. Istat: “Inflazione più pesante per i meno abbienti”

La manovra di bilancio, “nonostante alcuni interventi positivi, non fa segnare un passo avanti significativo verso la modernizzazione del Paese. Infatti, la sua impostazione risponde certamente all’esigenza di accompagnarlo lungo il sentiero di uscita dalla crisi, ma non sembra in grado di sostenere quelle istanze trasformative, dell’economia e della società italiane, che sono alla base anche di Next Generation Eu”. E’ il giudizio espresso dal direttore generale di Confindustria Francesca Mariotti, in audizione sulla legge di Bilancio, alle commissioni Bilancio di Senato e Camera.
In tema di costi di produzione,  ha aggiunto Mariotti, “riteniamo urgenti interventi per contrastare l’aumento di materie prime e prezzi dell’energia. Infatti, pur apprezzando lo stanziamento di 2 miliardi per ridurre le componenti parafiscali della bolletta elettrica e del gas e contenere gli effetti degli aumenti dei prezzi nel primo trimestre 2022, dobbiamo constatare che tale misura non produrrà effetti concreti sul ‘caro energia’ per l’industria”. Inoltre, ha proseguito, “mancano incentivi per il settore automotive, necessari invece per l’intera filiera, ma anche per ridurre l’inquinamento e migliorare la sicurezza”.
Di Manovra ha parlato anche il presidente Carlo Bonomi, auspicando più risorse per la riduzione fiscale e tutta sul cuneo fiscale. “Riteniamo che gli otto miliardi sono pochi, riteniamo che ne debbano essere messi almeno 13 su un taglio forte contributivo del cuneo fiscale”, ha detto a margine di un’iniziativa a potenza.

La Cgil: “Già 10 miliardi alle imprese, ora i soldi ai lavoratori”
Sul tema fisco si sono soffermati anche i sindatai nella loro audzioni. La riduzione dell’Irap “non ci vede affatto d’accordo, per tante ragioni” e, inoltre, “la legge di Bilancio contiene moltissime misure a favore delle imprese: oltre 10 miliardi di euro. Crediamo quindi che, se dobbiamo fare una scelta in questa fase, dobbiamo indirizzare queste risorse sui lavoratori e pensionati”, ha detto la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, a proposito degli 8 miliardi per il taglio delle tasse. Tra l’altro le misure a vantaggio delle imprese, aggiunge, “continuano ad essere senza selettività e condizionalità”.

Cisl: “Taglio Irap inopportuno”
Secondo il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga, l’utilizzo, anche parziale”, degli 8 miliardi stanziati in manovra “per la riduzione dell’Irap appare inopportuno, a maggior ragione se dovesse riguardare soggetti Irpef che già beneficiano di regimi forfettari di assoluto vantaggio” rispetto a lavoratori dipendenti e pensionati. A loro vanno “integralmente” destinate quelle risorse. Secondo Ganga è “evidente l’urgente necessità di riequilibrio del prelievo Irpef, oggi quasi totalmente a carico di lavoratori e pensionati” e che risulta “particolarmente gravoso per i salari medi e medio bassi”.

Uil: “Quota 102 una beffa”
Per il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, quota 102 “è una beffa perché riguarderà pochissimi lavoratori. È necessaria a conclusione di Quota 100 una flessibilità più diffusa di accesso alla pensione intorno a 62 anni”. Proietti valuta “positivamente la scelta del Governo, formalizzata nell’ultimo Consiglio dei ministri, di aprire un confronto con i sindacati per definire una riforma strutturale della legge Fornero”. Confronto che “deve svolgersi e concludersi prima della definizione del prossimo Def”. Per quanto riguarda le pensioni in essere, aggiunge, “occorre estendere la quattordicesima per le pensioni fino a 1.500 euro”. La Uil valuta, inoltre, “positivamente l’ampliamento delle categorie gravose tutelate dall’Ape sociale” e chiede di “diminuire gli anni di contribuzione da 36 a 30 per alcune categorie”, a cominciare dai lavoratori dell’edilizia e dell’agricoltura.

Istat: “Inflazione più pesante per i meno abbienti”
Dall’Istat arriva invece un’analisi sull’impatto dell’aumento dei prezzi per le diverse tipologie di famiglie. In particolare, secondo il presidente Giancarlo Blangiardo, nei primi dieci mesi 2021 l’inflazione ha avuto un impatto maggiore sulle famiglie meno abbienti, penalizzate soprattutto da energia e alimentari. Per le famiglie della prima classe, quelle con minore capacità di spesa, l’inflazione è salita dallo 0,5% del primo trimestre al 2,9% del terzo trimestre, per poi raggiungere a ottobre il 3,9% (sette decimi in più della popolazione nel suo complesso). Per quanto riguarda le famiglie dell’ultima classe (quelle con il livello di spesa equivalente più elevato), il tasso è stato ad ottobre del 2,7%.
Quanto al capitolo fiscale l’istituto ha condotto una simulazione provando a immaginare gli effetti di una possibile allocazione degli 8 miliardi sul taglio del cuneo fiscale. In questo caso si registrerebbe un incremento del reddito delle famiglie pari allo 0,71% rispetto al valore del 2020 (0,089% per ogni mld), e pari allo 0,69% rispetto al 2019 (0,086% per ogni miliardo). Se le risorse fossero invece dirette ad abbassare il prelievo fiscale sulle retribuzioni, “ridurrebbero il carico medio fiscale sulle retribuzioni dell’1,6% rispetto al livello del 2020 (0,20% per ogni miliardo) e dell’1,5% rispetto al 2019 (0,19% per ogni miliardo)”.

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