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Giu 30

L’ultimatum di Gentiloni a Macron: “Aiutaci o vinceranno i populisti”

Fonte: La Stampa

di Francesca Schianchi

Vertice a Berlino. Juncker: Italia eroica. Ma nel governo spuntano i primi malumori sulla linea dura

«Siamo di fronte a numeri crescenti che, alla lunga, potrebbero mettere a dura prova il nostro sistema di accoglienza». All’indomani del grido d’allarme lanciato alla Commissione europea, con l’ipotesi di chiudere i porti italiani alle navi di ong straniere, è ai leader europei che il premier Paolo Gentiloni si rivolge per convincerli a intervenire al più presto sulla questione migranti. A Berlino, a margine del vertice preparatorio del G20 di Amburgo della settimana prossima, il pressing italiano è soprattutto sul presidente francese Emmanuel Macron: perché gli altri grandi Paesi affacciati sul Mediterraneo, Francia per prima ma anche la Spagna, si facciano carico dell’accoglienza nei propri porti di navi cariche di migranti. Ma il capo di Stato transalpino frena: «Non bisogna confondere i piani: c’è un problema di rifugiati politici, e poi c’è il tema dei migranti economici».

«I flussi migratori non si arrestano: se non ci aiutate, il rischio è che alle prossime elezioni in Italia trionfino i populisti», cerca di sensibilizzare gli altri Gentiloni, ricordando il peso del tema migranti sull’opinione pubblica italiana. «Il messaggio è quello di un Paese che non viola le regole, ma che è sotto pressione e chiede il contributo concreto dei colleghi europei», fa sapere alla Merkel e Macron per primi, ma anche all’inglese May, lo spagnolo Rajoy, l’olandese Rutte, la norvegese Solberg, i vertici delle istituzioni Ue, il presidente del consiglio Tusk e della Commissione, Jean-Claude Juncker, il più sensibile nel riconoscere che «dobbiamo compiere sforzi per sostenere Italia e Grecia, due nazioni eroiche».

«Abbiamo internazionalizzato le operazioni di salvataggio, ma l’accoglienza resta di un Paese solo», lamenta il presidente del consiglio proponendo soluzioni: la revisione della missione Frontex, più risorse per le operazioni in Libia, impulso ai ricollocamenti e intesa dei singoli Paesi con le ong per scongiurare il temuto «pull factor». Ma, soprattutto, una collaborazione fattiva da parte di chi, come noi, affaccia sul Mar Mediterraneo, Francia e Spagna, perché si facciano carico di accogliere nei propri porti una parte delle navi delle ong. Il problema è che Madrid sull’argomento non ci sente; Macron era sembrato più disponibile, con quelle sue dichiarazioni pubbliche sull’Italia che «non abbiamo ascoltato sulla crisi dei migranti», poi però solo nei giorni scorsi ci sono stati 150 respingimenti a Ventimiglia. E ieri è sembrato prendere le distanze, distinguendo tra gli arrivi: «L’80 per cento dei problemi posti da Gentiloni viene da migranti per motivi economici». Come se fosse facile, in mare, distinguere i profughi con diritto di asilo dagli altri.

Il ministro Marco Minniti, principale sostenitore nel governo della linea dura, predica che «il tempo delle parole si è consumato» e ora i leader europei devono rispondere coi fatti: «Il modo migliore per affrontare la questione è tentare di governarla». Mettendoci la faccia, rivendica: quello che sta facendo anche a costo di qualche mugugno nel governo, dove la sua linea securitaria non è sempre vista di buon occhio dal collega della giustizia Andrea Orlando, rappresentante della sinistra Pd, né dal ministro degli Esteri Angelino Alfano, che ripete spesso come servano soluzioni sicure ma anche solidali. Tra l’altro, mormora qualcuno nell’esecutivo, aver spinto l’allarme fino alla minaccia della chiusura dei porti è rischioso: se l’Ue non facesse nulla, difficilmente si potrebbe attuare una misura del genere, e si perderebbe a quel punto credibilità.

Ma il governo punta a capire presto se l’ultimatum sortirà effetti: ieri Gentiloni ha fissato una deadline nel vertice dei ministri dell’interno europei a Tallinn, il 6 e 7 luglio, augurandosi che lì ci sia «lo sbocco concreto degli impegni presi». Anzi, qualcosa potrebbe succedere anche prima: visto che la scelta di deviare qualche nave in altri porti del Mediterraneo può essere fatta anche unilateralmente dai Paesi interessati, si sta lavorando a un vertice ristretto dei soli ministri di Italia, Francia, Germania.

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