L’Occidente non deve perdere il Libano

Fonte: Corriere della Sera

di Franco Venturini

Il paese sta affondando tra disastro finanziario, liti al vertice, immigrati, Beirut ancora devastata dall’esplosione. L’economia in un anno ha perso il 26 per cento

na moneta che ha perso il 90% del suo valore. La capitale, affascinante e misterioso ponte tra oriente e occidente, ancora deturpata dalla devastante esplosione chimica dell’agosto 2020. Nelle strade dimostrazioni e posti di blocco, ma non c’è più l’entusiasmo delle proteste contro tutti i politici dell’autunno 2019 : ora manca il pane, è diverso. Le tre principali fazioni , i sunniti, gli sciiti e i cristiani, che pur di non perdere potere si bloccano reciprocamente.
I due milioni di rifugiati siriani fuggiti dalla loro guerra che non sanno più dove e come sopravvivere. L’insieme dell’economia che in un anno ha registrato una decrescita del 26 per cento. Le Forze Armate che hanno difficoltà a nutrire i loro soldati. Manca la fuga di capitali dei pochi ricchi rimasti in patria, ma possiamo fermarci qui.
Il Libano sta affondando, lo vedono tutti. Lo vede il Fondo Monetario che non vuole venir meno alle sue regole sui sussidi. Lo vede l’ONU, che schiera al confine con Israele una forza di interposizione e sorveglianza (UNIFIL II) forte di mille militari italiani. Lo vedono i vicini mediorientali, la Siria, Israele, l’Iraq, l’Iran, e ognuno ha un diverso interesse, due soprattutto: quello israeliano, di contenimento e blocco delle forniture di armamenti iraniani a Hezbollah e a Hamas; e quello iraniano, di rafforzare l’alleanza con gli sciiti di Hezbollah sempre più influenti a Beirut.
Assistiamo a uno straordinario esempio di cecità collettiva. Se il Libano affonda, gli equilibri geopolitici in Medio Oriente e nel Mediterraneo risulteranno sconvolti. Si tratta di evitare una guerra e le ripercussioni potrebbero essere sgradite a molti di quelli che oggi aspettano. Per questo i continui appelli della Francia, ex potenza mandataria, dovrebbero essere accolti dagli altri europei e dagli USA: servono aiuti, ma anche sanzioni contro l’egoismo delle grandi famiglie politiche che vedono tranquillamente disgregarsi il loro Paese.

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