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Gen 08

Libia, il pressing dell’Europa sul presidente turco Erdogan

Fonte: Corriere della Sera

di Francesco Basso

Il summit d’urgenza dei ministri degli Esteri: cessate il fuoco e stop alle interferenze da Ankara. E Di Maio incontra a Istanbul il «collega» Cavusoglu. Mercoledì Putin da Erdogan


Una dichiarazione congiunta che compatta l’Unione europea davanti all’escalation libica e all’interventismo turco nell’area. Ma anche un’affermazione forte che supera gli equilibri diplomatici del testo ufficiale. «Abbiamo chiesto un cessate il fuoco, uno stop all’escalation e alle interferenze esterne, la decisione turca di intervenire con truppe in Libia aumenta le nostre preoccupazioni», ha detto l’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, al termine del mini-vertice dei ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna sulla Libia, che si è tenuto d’urgenza ieri a Bruxelles.
Poi il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, è volato in Turchia per incontrare il suo omologo Mevlut Cavusoglu. Al termine dell’incontro Di Maio ha spiegato che in Libia «il nostro obiettivo è raggiungere la pace» e per farlo «serve un cessate il fuoco e serve immediatamente una data per la conferenza di Berlino, perché è la conferenza che mette intorno a un tavolo i Paesi che hanno interferenze per quanto riguarda la guerra civile libica». La posizione dell’Unione poche ore prima nei confronti di Ankara era stata diretta. «È chiaro per chi vuole capire, che quando parlo di aumento di interferenze esterne mi riferisco alle interferenze della Turchia», aveva sottolineato Borrell dopo il mini-summit. Il documento congiunto spiega che «le interferenze esterne nella crisi in Libia rischiano di essere contrarie agli interessi europei» e chiede a tutti i membri della comunità internazionale di rispettare l’embargo sulle armi decretato dall’Onu. «La continuazione delle interferenze esterne — prosegue — sta alimentando la crisi».
La diplomazia italiana da giorni stava lavorando per organizzare un incontro con i protagonisti dell’area su un dossier, la Libia, che il ministro degli Esteri Di Maio definisce «cruciale per l’Italia». Come ha spiegato il titolare della Farnesina in un post su Facebook «fino all’ultimo abbiamo provato con la missione in Libia, ma dopo l’attacco all’Accademia militare, che abbiamo condannato con forza, sono ovviamente venute a mancare le condizioni di sicurezza». Il messaggio portato da Di Maio ai ministri di Francia, Germania e Gran Bretagna, emerso durante la cena di lunedì sera con l’Alto rappresentante Borrell a Roma, è chiaro: «Se l’escalation aumenterà non possiamo prevedere gli sviluppi e il rischio terroristico si alzerebbe. Non possiamo permetterlo, la Libia è un tema che riguarda tutta l’Ue».
Il mini-summit a Bruxelles è stato deciso all’ultimo per poter incrociare l’agenda con il titolare degli Esteri francese, che aveva fornito una sola disponibilità per l’incontro. A quell’ora il ministro Di Maio aveva fissato un faccia a faccia con il suo omologo turco Cavusoglu a Ciampino, ma è riuscito nella triangolazione di vedere prima i colleghi europei per poi andare in serata in Turchia «perché Ankara resta un nostro alleato chiave — ha detto il ministro ai suoi — abbiamo ottimi rapporti e ottimi devono restare», consapevole che «senza turchi, egiziani e russi non si troverà mai una soluzione». Un ruolo di mediatore che Di Maio ha giocato anche nella stesura della dichiarazione congiunta, che è stata molto discussa perché i francesi spingevano per condannare la posizione turca. I prossimi appuntamenti del ministro degli Esteri sono in Algeria e poi venerdì di nuovo a Bruxelles al Consiglio esteri straordinario che ha all’ordine del giorno la crisi con l’Iran, ma durante il quale non è escluso che si parli anche di Libia. Poi Di Maio andrà a Tunisi, altro partner importante dell’area.

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