Le scelte di Trump e i pericoli di una nuova rincorsa nucleare

Fonte: Corriere della Sera

di Franco Venturini

Si apre una nuova era di confronto che non può non apparire inquietante, perché cancella i progressi del passato e moltiplica a dismisura i rischi di guerre dovute al malfunzionamento di tecnologie avanzatissime


Forse già nelle prossime ore, gli Stati Uniti formalizzeranno la loro uscita dal trattato Inf che nel 1987 mandò al macero gli euromissili. Ma non è soltanto questa controversa decisione a riaprire in Europa e altrove una «questione nucleare» mai davvero sopita, perché Donald Trump, prima di cestinare il divieto dei missili atomici di breve e media gittata simili a quelli che l’Italia ospitava in Sicilia, si è spinto fino ad annunciare la militarizzazione dello spazio. Ci aveva provato anche Ronald Reagan alla metà degli Anni Ottanta anticipando la saga cinematografica delle Star Wars, e dopo di lui George W. Bush aveva insistito nella ricerca di una America totalmente protetta dagli attacchi nucleari, mentre Barack Obama aveva messo il piede sul freno, pur lasciando la porta aperta a uno «scudo balistico» basato in mare e sulla terra. Ma nessuno, nessun precedente inquilino della Casa Bianca aveva mai avuto le motivazioni politiche e le capacità tecnologiche che oggi rendono perfettamente credibili i piani di Trump. Promettere l’invulnerabilità atomica all’intera popolazione americana, intanto, è una carta non da poco in vista delle presidenziali del 2020, e non è un caso che il Presidente l’abbia presentata come il definitivo trionfo della sua America First. Ma soprattutto Trump può contare, lui per primo, sull’avvento di una tecnologia che era soltanto futuribile ai tempi di Reagan e di Bush mentre ora è a portata di mano: l’intelligenza artificiale e i suoi derivati.
Gli Stati Uniti, ha spiegato Trump, non possono rimanere sotto la minaccia della Corea del Nord, dell’Iran, della Russia e della Cina. Noi americani dobbiamo essere sempre e comunque più forti di loro, e rendere invulnerabile il nostro territorio. Lo faremo piazzando nello spazio una costellazione di sensori capaci di segnalarci immediatamente la partenza, da ogni angolo del mondo, di un missile balistico intercontinentale (Icbm) diretto contro gli Stati Uniti. La tappa successiva, formalmente ancora da decidere ma prevista e inevitabile, sarà di far partire da una rete di satelliti in orbita i missili intercettori che dovranno distruggere, su indicazione dei sensori, i missili ostili ancora impegnati nella fase di decollo.
C’è di che rilanciare su grande scala i videogiochi e il cinema di fantascienza spaziale, ma questa volta Donald Trump ha tutta l’aria di fare sul serio. Il confronto tecnologico, per lui, è sempre stato l’altra faccia dei rapporti commerciali: è da questa combinazione che nasce il vero potere, e sarà questa combinazione a decretare quella leadership mondiale che la Casa Bianca vuole conservare respingendo la rivalità cinese e ridimensionando le capacità dell’arsenale nucleare russo. Proprio per questo, e non soltanto a causa di possibili violazioni russe, Trump ha voluto l’uscita dell’America dal trattato INF sugli euromissili e, malgrado gli appelli degli alleati europei, non ha dato gran peso agli incontri di Ginevra e di Bruxelles che dovevano cercare un compromesso con i russi sui modi per superare le accuse (peraltro reciproche) di violazione. In realtà gli americani, e probabilmente anche Putin, non accettano più di vedere le loro nuove tecnologie militari condizionate o frenate da vecchie intese Usa-Urss. E l’America, in particolare, vuole avere le mani libere sulla scelta dei missili da schierare in prossimità della Cina e della Corea del Nord. Non è scontato, perciò, che il suolo europeo debba tornare ad ospitare un braccio di ferro nucleare tra America e Russia. Ma il Cremlino ha già annunciato «contromisure», e saranno queste a decidere se a loro volta gli Usa dovranno «rispondere» oltre che in Asia anche in Europa, esponendola a una nuova rincorsa nucleare.
Lo stesso approccio liquidatorio adottato con l’INF, peraltro, potrebbe presto applicarsi al trattato di disarmo New Start che limita, fino alla scadenza del 2021 se non ci saranno prolungamenti, i vettori e le testate nucleari di Usa e Russia. Se anche questo passo fosse compiuto un intero sistema di accordi per il controllo degli armamenti nucleari passerebbe in archivio, superato non tanto da nuove realtà geopolitiche quanto piuttosto da nuove tecnologie militari che la politica non può più, o non vuole più, tenere a freno. E Trump, esattamente come fece Reagan con l’Urss nel 1984, potrà cogliere l’occasione della militarizzazione dello spazio anche per imporre a Pechino e a Mosca una rincorsa estremamente costosa, che si tradurrebbe, soprattutto per la Russia, in un suicida dissanguamento finanziario.
La Cina e la Russia, appunto, hanno subito accusato Trump di destabilizzare il mondo perché la sicurezza nucleare dipende dall’equilibrio delle forze e non dal primato di una parte. Vero. Ma la Russia è stata in realtà la prima a muovere in questa partita di scacchi spaziale, producendo e collaudando con grande clamore il missile intercontinentale Vanguard a propulsione ipersonica, capace di cambiare direzione in volo e in grado di superare tutte le attuali difese anti-balistiche americane. Per rilanciare il suo declinante consenso interno Putin ha provocato Trump, senza pensare che lo stava invitando a nozze.
Si apre così una nuova era di confronto nucleare che non può non apparire inquietante, perché cancella i progressi del passato e moltiplica a dismisura i rischi di guerre dovute al malfunzionamento di componenti tecnologiche avanzatissime ma non per questo infallibili. Se nello spazio verranno collocate anche armi offensive, e soprattutto se sarà (inizialmente?) una sola parte a collocarcele, la nuova frontiera tecnologica avrà accresciuto e non diminuito i pericoli di olocausto nucleare.
E noi, e l’Europa? Mentre scavava la fossa al trattato sugli euromissili Trump ha tessuto l’elogio della Nato, ma ha anche chiesto agli alleati, Germania in testa, di partecipare adeguatamente alle nuove spese che l’America mette in conto. Come dire che i fondi sono garantiti soltanto per la protezione balistica degli Usa, mentre per gli alleati tutto dipenderà dalla loro volontà di spendere. L’Europa che aveva da poco riscoperto i problemi della sicurezza militare viene così superata in tromba da un Trump che rilancia la sua equazione favorita: se volete, pagate e allineatevi. Che brutto Occidente. Ma il missile Vanguard è peggio.

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