Lavoro, Renzi chiede la fiducia sul Jobs act: “Adesso i sindacati ci diano una mano”

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Fonte: La Stampa

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La riforma arriva in Senato. Fassina: «Se blindano il testo, conseguenze politiche». Attesa per l’incontro con le sigle. Camusso: «Ci concedono solo un’ora di tempo»

Matteo Renzi si prepara a chiedere la fiducia sul Jobs act . Il Consiglio dei ministri autorizza l’uso dello strumento per accelerare e «blindare» con un maxiemendamento la riforma al Senato. La minoranza Pd confida fino all’ultimo in un ripensamento, nella speranza di avere spazio per discutere in Aula i propri emendamenti.

RENZI: “ORA GUIDO IO”

In serata Renzi è tornato a parlare, ospite della trasmissione “Quinta colonna” su Rete 4: «Non c’è in discussione il Pd ma l’Italia: dobbiamo rimetterla in moto. E allora stiamo ad ascoltare i suggerimenti di tutti, ma non mi va che ci sia qualcuno che pretende di bloccare perché da vent’anni siam nella palude e ora tocca a me guidare. Bisogna che la macchina vada». E ancora: «Vorrei che i sindacati dessero una mano». «Se siamo arrivati a questo punto in Italia, la colpa è dei politici, ma c’è una responsabilità diffusa di tanta gente, anche dei sindacati» sottolineando che «se c’è un ragazzo della mia età che non si iscrive ai sindacati, è perché hanno perso un po’ di rapporto con il territorio». Quanto all’articolo 18: «E’ un totem ideologico, riguarda solo 2500 persone» ma «rischia anche di esser fonte di incertezza» perché il reintegro dipende dalla decisione del giudice «e le aziende non sanno dove battere la testa, anche le aziende straniere».

GIORNATA CRUCIALE

Ancora poche ore e si capirà se il Pd regge. Ma se il deputato Stefano Fassina avverte che la fiducia avrebbe delle «conseguenze politiche» (e invoca l’intervento del Colle) più prudente appare la maggioranza dei dem: non potrebbero votare no al governo, con il rischio di farlo cadere. La partita ad ogni modo è ancora aperta, anche perché Ncd non sembra disposta ad accettare modifiche al testo attuale della delega. Quella di domani si annuncia come una giornata cruciale, anche perché di buon mattino, per la prima volta da quando Renzi è a Palazzo Chigi, nella sala Verde faranno ingresso i sindacati e le associazioni imprenditoriali.

I SINDACATI

Cgil, Cisl, Uil e Ugl andranno domani all’incontro con il governo. Uniti sulla richiesta di riduzione della pressione fiscale, ma ancora divisi sulle risposte da dare di fronte all’approvazione del Jobs act e alle modifiche dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Tagliare le tasse sul lavoro e non scambiare una piccola estensione delle tutele con una grave riduzione dei diritti di chi ha un lavoro stabile, è la linea della sigle. «Mi viene in mente il titolo di una canzone: un’ora sola ti vorrei», ha detto ironicamente il numero uno della Cgil, Susanna Camusso commentando la decisione del Governo di convocare alle 8.00 i sindacati e alle 9.00 le imprese. «Come sempre – ha avvertito – siamo pronti al confronto e altrettanto siamo pronti al conflitto per cambiare scelte non condivise».

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