La voce del 25 aprile ci serve più che mai al di là delle zuffe

Fonte: Corriere della Sera

Mattarella 25 Aprile

di Aldo Cazzullo

È ormai il minuetto del 25 aprile. Una danza stucchevole e inutile, in cui tutti si agitano e restano sempre nello stesso posto, prigionieri dei loro tic ideologici; come un cattivo genio che andando va sempre da dove è venuto. Così il sindaco di Corsico che vieta «Bella Ciao», e i cretini che fischiano la brigata ebraica mettono in scena i soliti riflessi condizionati, ripresi dalla rete e dai social. L’errore di fondo è sempre lo stesso: la Resistenza è considerata solo una «cosa di sinistra»: fazzoletti rossi e, appunto, «Bella Ciao». Si continua a ignorare che la Resistenza fu fatta da partigiani di ogni fede politica, oltre che da civili, donne, militari, internati in Germania, carabinieri, sacerdoti, suore, e appunto ebrei. Non è chiaro se dipenda dalla requisizione ideologica della memoria, o dalla gracilità culturale della destra antifascista. Ma di sicuro i veri nemici della Resistenza non sono i sindaci eccentrici o i disturbatori di professione.
Sono l’ignoranza e l’oblio.
Non tutti gli olandesi sono monarchici; eppure domani tutti scenderanno in strada con la maglietta arancione a festeggiare il compleanno del re. Non tutti i francesi si schierarono contro gli invasori nazisti, anzi; eppure su tutti i municipi di Francia campeggia l’appello del 18 giugno del generale De Gaulle. C’è un elemento di ipocrisia nelle celebrazioni delle varie identità nazionali? È possibile. Ma è meglio dell’arte italica del dividersi anche su ciò che dovrebbe essere ovvio. Hitler ebbe consenso autentico; ma oggi in Germania tracciare una svastica è reato. Lo sarebbe anche esaltare il Duce in Italia; eppure nella capitale il suo faccione e i suoi motti trionfano su ogni muro. Democrazia e libertà non sono mai scontate, né acquisite per sempre; e hanno ora formidabili avversari sia nel fondamentalismo islamico, sia nella crisi economica e morale che attraversa l’Europa e si è manifestata da ultimo in Austria. Anche per questo è importante ascoltare le voci dei resistenti, proprio ora che si vanno spegnendo una a una.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.