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Mag 11

La tentazione «macronista» dei Labour moderati

Fonte: Corriere della Sera

di Luigi Ippolito

La vittoria di Macron crea contraccolpi anche in Gran Bretagna. Traballa leadership di Corbyn in vista del voto di giugno


Un destino «francese» potrebbe attendere la sinistra britannica. Con una fazione «macronista» che lascia i laburisti mentre il resto del partito si condanna all’irrilevanza inseguendo una piattaforma massimalista. Esattamente come accaduto ai socialisti d’Oltremanica. Secondo il Daily Telegraph, dopo il voto di giugno e la quasi certa disfatta elettorale, almeno cento deputati del Labour sarebbero pronti a dar vita a un gruppo parlamentare autonomo sotto la sigla dei «Progressisti».
A spingerli in questa direzione l’annuncio di Jeremy Corbyn, il leader di ultrasinistra del partito, di aver intenzione di restare in sella anche in caso di sconfitta. La speranza dei moderati era che la batosta elettorale in arrivo avrebbe condotto a un cambio di leadership. Ma ormai Corbyn punta non tanto a vincere le elezioni, quanto a emulare il 30 per cento raggiunto da Ed Miliband due anni fa: in modo da poter dire che non c’è nessun motivo per doversi fare da parte. «A luglio ci sarà un bagno di sangue — ha rivelato al Telegraph una fonte interna al Labour —. Le persone sensate se ne andranno via. Si parla di un riallineamento politico perché non possiamo più andare avanti così».
Gli scissionisti hanno ricevuto la benedizione di Lord Mandelson, l’architetto del New Labour blairiano, che ha esplicitamente evocato la lezione di Macron: «La semplice verità riguardo la vittoria di Macron è che l’ha ottenuta perché ha lasciato il partito, non a dispetto di questo». Ma al momento a Londra non si intravede un emulo del neopresidente francese: si parla di Yvette Cooper, combattiva deputata già nel governo Brown e nel gabinetto ombra di Miliband, o di Keir Starmer, attuale ministro ombra per la Brexit. Ma non sembra siano stati approcciati direttamente. L’unica cosa certa è che l’ultimo sondaggio dà i laburisti al 27 per cento: ventidue punti indietro ai conservatori.

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