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Feb 23

La reticenza inglese se si parla di Brexit

Fonte: Corriere della Sera

di Beppe Severgnini

L’impressione è che la maggioranza degli inglesi abbia capito d’aver commesso un errore, scegliendo di lasciare l’Unione europea. Se si votasse oggi le cose andrebbero in modo diverso


Londra è una città dove ho vissuto per sei anni, con cui lavoro da trent’anni, che conosco da quarantacinque anni. Quando ci torno so dove andare, cosa guardare e chi ascoltare. È un esercizio delicato, perché gli inglesi parlano malvolentieri delle cose cui tengono: salute, soldi, sesso, sentimenti in genere. La reticenza, ultimamente, si è estesa a Brexit.
L’impressione è che la maggioranza abbia capito d’aver commesso un errore, scegliendo di lasciare l’Unione europea. Se si votasse oggi le cose andrebbero in modo diverso. Ma la recriminazione e il piagnisteo non fanno parte della cultura nazionale. Gli inglesi sono stoici, resilienti e pragmatici (più dei tedeschi, quasi come gli americani). Brexit non li ha cambiati e non li cambierà. Se andrà peggio, sapranno gestirlo al meglio.
Gli inglesi possiedono anche la presunzione delle nazioni di talento. Non capiscono che l’Inghilterra — senza Impero, senza Europa, magari senza Scozia — rischia di diventare un regno pittoresco al largo delle coste francesi. I segnali ci sono. Potrei citare incontri e dati, ma bastano tre titoli nella stessa pagina del Daily Telegraph di ieri: 1) «Le macchine rimpiazzeranno il lavoro degli immigrati dei campi, dice il ministro». 2) «Accordi commerciali con gli Stati Uniti. La Gran Bretagna salterà la coda» . 3) «Le assicurazioni sanitarie all’estero, dopo Brexit sarà una pillola amara».
1) Davvero le macchine elimineranno il lavoro dell’uomo nei campi? Pensate all’orticoltura. E chi paga quelle macchine? I contadini inglesi, che si ritrovano senza quei miliardi di sterline di sussidi Ue per l’agricoltura?
2) Siamo sicuri che la «relazione speciale» tra Uk e Usa non sia come l’amore sbilanciato di certe coppie? Lei adora lui, ma lui si guarda intorno. Senza contare che Donald Trump rappresenta tutto ciò che gli inglesi non sono. Lo sa anche la vispa Theresa May (ma non può dirlo).
3) Perdendo la European Health Insurance Card (la copertura sanitaria Ue), i turisti inglesi dovranno pagarsi l’assicurazione medica. Per un 70enne diabetico con una lieve depressione, ha spiegato un esperto alla Commissione parlamentare, il conto della vacanza in Francia o in Spagna sarà tra 800 e 2.500 sterline la settimana.
Queste sono soltanto tre questioni, in un giorno qualunque. Good luck, my friends.

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