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Nov 13

La polemica antieuropea unico collante per i due alleati

Fonte: Corriere della Sera

di Massimo Franco

È prevista la risposta alla richiesta di Bruxelles di modificare una manovra ritenuta insostenibile finanziariamente. E le ultime ore hanno mostrato il tentativo febbrile del ministro dell’Economia, Giovanni Tria


È difficile non vedere la confusione che trasuda dal governo. Sulle questioni economiche, sui rapporti con la Libia, sulla Tav. Ieri da Palazzo Chigi è stata data la notizia perfino di un vertice che poi, con un eufemismo, è stato definito «un fraintendimento»: nel senso che il premier Giuseppe Conte si è incontrato, sì, col vice leghista Matteo Salvini e col sottosegretario Giancarlo Giorgetti; e anche con l’altro vicepremier Luigi Di Maio, del Movimento Cinque Stelle. Ma separatamente, quasi ognuno dei due trattasse la sua porzione del «contratto di governo». Solo oggi la maggioranza dovrebbe ricongiungersi. Probabilmente lo farà su uno dei pochi punti sui quali riesce a mostrare un simulacro di convergenza: la polemica con la Commissione Ue. È prevista la risposta alla richiesta di Bruxelles di modificare una manovra ritenuta insostenibile finanziariamente. E le ultime ore hanno mostrato il tentativo febbrile del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, per spostare risorse e arginare l’irritazione europea. La sensazione, tuttavia, è che Di Maio e Salvini non vogliano recedere.

Timori evidenti
Questo prefigura la certificazione di un isolamento per il quale si dovrà pagare un prezzo non ancora misurabile del tutto. Qualche indizio arriva già dalla conferenza sulla Libia iniziatasi ieri a Palermo. L’assenza vistosa di molti capi di Stati europei, oltre che una delegazione di basso profilo degli Usa, frustra l’ambizione italiana di mediare sul futuro della Libia, e di ipotecare il flusso dei migranti. D’altronde, le forze della maggioranza sono troppo autoreferenziali e insieme incerte per accettare un cambio di passo sui temi economici. La manifestazione per il «sì» ai Treni a alta velocità a Torino ha spaventato la Lega e soprattutto il M5S, irrigidendolo. Per la prima volta, il Movimento si vede costretto a inseguire una «piazza». La sindaca Chiara Appendino si è sentita rispondere al suo invito a incontrare i promotori, che il loro interlocutore è il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Di Maio insiste che il governo è pronto a dialogare con tutti. Ma il «no» dei Cinque stelle alla Tav, al contrario della Lega, costituisce un ostacolo ingombrante. Beppe Grillo ironizza sul ritorno della borghesia, insinuando una connotazione classista. Non basta, però: il timore è evidente. I sondaggi registrano un leggero calo del partito di Salvini. E registrano quello costante del M5S. Gli elettori, tuttavia, non ingrossano le file delle opposizioni, se non in minima parte. Si sta dunque solo creando un vuoto, che nessuno è in grado di riempire. Eppure non va sottovalutato. In un’Italia in guerra con l’Europa e bersagliata dai mercati, potrebbe trasformarsi in una voragine.

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