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Ott 06

La Palestina esiste, ira di Israele contro la Svezia

ESTERI

Fonte: La Stampa

AFP - La Stampa

AFP – La Stampa

Gli scandinavi sono il primo Paese Ue a schierarsi. Netanyahu: i passi unilaterali non promuovono la pace, la impediscono. E convoca l’ambasciatore a Gerusalemme

Israele non ci sta al riconoscimento dello Stato di Palestina annunciato in questi giorni a sorpresa dalla Svezia, primo paese occidentale dell’Ue a rompere gli indugi. E reagisce con malcelata irritazione. Il ministro degli esteri Avigdor Lieberman ha convocato lunedì a Gerusalemme l’ambasciatore Carl Magnus Nesser per comunicargli la protesta dello stato ebraico per un passo che agli occhi del governo Netanyahu rischia di essere un precedente allarmante.

«Il primo ministro Stefan Lovfen – ha anticipato il capo della diplomazia israeliana Avigdor Lieberman riferendosi alle motivazioni addotte dal nuovo premier socialdemocratico svedese – deve capire che nessuna dichiarazione o mossa da parte di un attore esterno può essere un sostituto di negoziati diretti tra le parti e una soluzione parte di un accordo complessivo tra Israele e l’intero mondo arabo». Poi, stizzito, ha accusato Lovfen di «non aver ancora avuto tempo sufficiente per studiare il dossier e capire che i palestinesi negli ultimi 20 anni sono stati un ostacolo al raggiungimento di un accordo con Israele».

Parole riecheggiate in serata dal premier Benyamin Netanyahu, secondo il quale «i passi unilaterali non promuovono la pace, ma anzi la impediscono».

L’annuncio di Stoccolma – che, per quanto apparentemente sfumato da una dichiarazione dell’ambasciata a Tel Aviv, sembra aver colto impreparato Israele – ha avuto invece l’appoggio scontato della leadership palestinese: il negoziatore capo Saeb Erekat ha definito «coraggiosa» la scelta e ha lanciato un appello agli altri Paesi Ue a seguirne l’esempio. Mentre Hanan Ashrawi, dell’esecutivo dell’Olp, ha detto che la svolta della Svezia «indica una reale impegno per la giustizia e la pace, inclusa la soluzione dei Due Stati nei confini del ’67».

Alcuni osservatori sono dell’avviso che il sasso tirato dal paese scandinavo possa avere in qualche modo un effetto sulla pressione diplomatica a tutto campo che Ramallah in queste settimane sta conducendo – a dispetto dell’ostilità israeliana e delle resistenze Usa – per presentare a breve una Risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu per la nascita di uno stato palestinese entro i confini del 1967 e per concordare una data limite, fine 2016, per l’occupazione israeliana dei Territori. Un’ipotesi questa – nonostante Washington abbia definito «prematuro» l’annuncio svedese – vista con preoccupazione da Israele. L’ex ambasciatore in Svezia Zvi Mazel ha ammesso che Stoccolma «ha influenza nel mondo. L’annuncio cambierà l’atmosfera contro di noi». Mazel ha tuttavia detto di credere che né la Francia, l’Inghilterra e la Germania «si assoceranno» a Stoccolma. Ma il timore d’un qualche effetto domino resta: «La verità va detta – ha avvertito ancora Mazel – la nostra situazione in Europa è difficile». L’ex ambasciatore ha anche attirato l’attenzione su come i cambiamenti demografici incidano sulle politiche europee per l’importanza crescente della presenza musulmana in Paesi come la Svezia. Ma non tutti condividono i toni preoccupati: il leader del partito della sinistra sionista Meretz, Zahava Gal-On, ha invitato ad esempio a cogliere l’iniziativa svedese come un’occasione; e ha detto che invece di convocare l’ambasciatore sarebbe molto meglio per Israele «perdere le sue fissazioni e dire sì a uno Stato palestinese alle Nazioni Unite».

 

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