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Nov 29

La minaccia di Kim: “Siamo una potenza nucleare Ora possiamo colpire tutto il territorio degli Usa”

Fonte: La Stampa

L’annuncio di Pyongyang dopo l’ultimo test missilistico: «Un successo storico». L’intelligence di Seul: non è escluso un nuovo lancio. Trump: ce ne occuperemo

La Corea del Nord ha dichiarato ufficialmente di essere «uno Stato nucleare» e di poter colpire «tutto il territorio degli Stati Uniti». L’annuncio, attraverso i media statali, dopo l’ultimo test di missile balistico intercontinentale effettuato nella notte e rivendicato come un «successo storico». L’Hwasong-15, in grado di montare una «testata nucleare ultra larga», ha coperto la gittata di 960 km e toccato un’altitudine massima di 4.500 km, finendo nel mar del Giappone. Rompendo la tregua di 75 giorni, il vettore è partito dalle vicinanze di Pyongsong, provincia di Pyongsong del Sud, intorno alle 3.17 ed è caduto dopo 53 minuti a circa 250 km dalle coste nipponiche, nella zona economica esclusiva.

LA SFIDA AL MONDO
Il presidente Usa Donald Trump ha assicurato che «ce ne occuperemo», mentre Corea del Sud e Giappone hanno ribadito il carattere «inaccettabile» dell’ultima intemperanza del Nord. Trump, con l’omologo sudcoreano Moon Jae-in e il premier nipponico Shinzo Abe, ha ribadito il proposito di stare accanto agli alleati e di aumentare la pressione sullo Stato eremita, a poche ore alla riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e in programma a New York.

IL SALTO DI QUALITÀ
Il missile «è andato più in alto, francamente, più di ogni antro lancio finora da loro fatto», ha detto il capo del Pentagono alla Casa Bianca. «È uno sforzo di ricerca e sviluppo da parte loro per continuare a costruire missili balistici che possono minacciare qualsiasi parte nel mondo».

LA MINACCIA DI UN NUOVO LANCIO
L’intelligence sudcoreana non esclude che la Corea del Nord effettui un altro test, il settimo. In un’audizione di Seul, gli 007 sudcoreani hanno spiegato che il test notturno ha avuto lo scopo di «mostrare le nuove capacità raggiunte», rimarcare il disappunto verso le sanzioni decise dalla Cina e «chiamare all’unità interna».

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