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Apr 02

La fase due ora necessaria

Fonte: Corriere della Sera

di Sergio Arari

Sarà determinante la tenuta del territorio, che è stato il tallone di Achille del sistema lombardo. Il rischio che il virus riparta e si diffonda di nuovo è più che concreto. Non sarà l’immunità di gregge a salvarci


La Lombardia è la regione al mondo messa a più dura prova dalla pandemia virale che ha stravolto le vite di miliardi di persone e continua a seminare lutti e malattie ovunque. La risposta è stata una straordinaria prova di responsabilità, rispetto delle istituzioni e senso di comunità che ha commosso e colpito il mondo intero. Il sistema ospedaliero, grazie al generoso impegno di medici e infermieri, ha tenuto malgrado la spaventosa onda d’urto che ha travolto Lodi, Cremona, Bergamo, Brescia, saturando con malati gravissimi tutti i letti disponibili, mentre scarseggiavano i ventilatori e venivano messi in crisi gli impianti di erogazione dell’ossigeno per l’esorbitante aumento del fabbisogno.
Nessuno potrà mai immaginare se non l’ha vissuto in prima persona cosa è accaduto negli ospedali, è stato fatto l’impossibile per assistere tutti e dove mancavano le risorse hanno compensato la forza di volontà degli operatori e la capacità di aguzzare ingegno e fantasia che caratterizza gli italiani. Nessuno avrebbe mai pensato che nel Paese che impiega anni a costruire case prefabbricate per i terremotati si sarebbe riusciti ad allestire un ospedale in piena città di Milano, tirato su in poche settimane, ma è stato fatto.
Ora dobbiamo cominciare a pensare a gestire la fase due dell’epidemia e per questo sarà determinante la tenuta del territorio che è stato il tallone di Achille del sistema lombardo. Non controlliamo i flussi della pandemia, sebbene le misure restrittive stiano dando i loro frutti, e non abbiamo un’idea precisa del sommerso che si nasconde sotto la punta dell’iceberg dei ricoveri: tutti quelli che sono malati e restano a casa senza essere stati valutati con il tampone, gli asintomatici, quelli che hanno avuto contatti con soggetti positivi, gli anziani che stanno pagando il prezzo più alto, oltre al personale sanitario mai sottoposto a screening in Lombardia.
Nel momento in cui la morsa dei ricoveri calerà non è chiaro come si gestirà tutto questo, mentre il rischio che il virus riparta e si diffonda di nuovo è più che concreto. E non sarà l’immunità di gregge a salvarci. Per farcela bisogna sviluppare una mappatura che fotografi la situazione della popolazione sul territorio e pianificare una strategia di screening e diagnosi con i tamponi, le sierologie anticorpali (sebbene il loro ruolo sia in fase di definizione), coinvolgendo i medici di medicina generale, ricorrendo alle tecnologie digitali a disposizione. Ne va della salute pubblica e della ripresa della Lombardia e quindi dell’Italia.

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