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Giu 30

La Cia è sicura, l’attentato di Istanbul porta la firma dell’Isis

Fonte: La Stampa

Attentato Istambul

L’attacco a Istanbul porta la chiara firma dell’Isis. Ne è convinto il direttore della Cia John Brennan. «Ci sono i segni distintivi della depravazione dello Stato Islamico», ha detto Brennan al Council on Foreign Relations.

Anche le autorità turche continuano a puntare sulla pista Isis: «L’idea che sia stato Daesh» (l’Isis) a compiere l’attacco «si fa sempre più forte», ha detto stasera il premier turco, Binali Yildirim.

Dopo una notte passata a contare i morti, Istanbul si risveglia sotto shock. L’ennesimo attacco terroristico sulle rive del Bosforo – il quarto di quest’anno – è anche il più sanguinoso: 41 morti, di cui almeno 15 stranieri, senza contare i tre kamikaze che si sono fatti esplodere dopo aver aperto il fuoco sulla folla al terminal internazionale dell’aeroporto Ataturk, e 239 feriti.

Vittime di 10 nazionalità, per le quali oggi è stato proclamato il lutto nazionale. E la sensazione di non essere in grado di fermare una minaccia terroristica, che per il premier turco, Binali Yildirim, stavolta è quasi certamente quella dell’Isis. E anche il direttore della Cia John Brennan – pur in assenza, al momento, di rivendicazioni da parte dello Stato islamico – vede chiarissima la firma di Daesh e della sua «depravazione» dietro l’attacco.

Le indagini hanno seguito sin dalle prime ore la pista dell’attacco jihadista. Ma sul commando che ieri sera è piombato indisturbato, imbracciando i kalashnikov, nel principale scalo della Turchia restano ancora molte ombre. Uno dei kamikaze ha agito da ariete, facendosi saltare in aria all’esterno e creando il caos che ha favorito l’ingresso degli altri due. Oltre ai tre terroristi kamikaze, che sarebbero tutti stranieri, fonti di polizia avevano parlato di quattro persone in fuga. Una è stata arrestata ieri sera, si tratterebbe di una donna. Ma nulla si sa al momento della sua identità. Come fortissimo resta il riserbo sulla sorte dei tre ipotetici terroristi alla macchia.

In queste ore, la Turchia guarda allo specchio soprattutto le lacune del suo sistema di sicurezza e di prevenzione. Una lettera che avvisava della minaccia imminente di attacchi dell’Isis giaceva da almeno 20 giorni sui tavoli delle autorità. Mittenti, gli 007 turchi. Tra i siti definiti a rischio, anche l’aeroporto Ataturk. Un allarme che è stato ignorato. O almeno, trascurato. Sotto accusa ci sono poi le falle della sicurezza nello scalo. Il doppio filtro di controlli, con un primo passaggio ai metal detector già all’ingresso, non è bastato a fermare i terroristi.

Dallo Stato islamico, nel giorno simbolico in cui celebra il secondo anniversario dell’auto-proclamato Califatto da parte di Abu Bakr al Baghdadi, non sono giunte finora rivendicazioni esplicite. Il governo di Ankara sottolinea come l’attacco sia giunto proprio nel giorno in cui ha firmato l’accordo di riconciliazione con Israele, a 6 anni dall’incidente della Mavi Marmara, e riallacciato i contatti con la Russia, suggerendo un nuovo tentativo di destabilizzazione. Al presidente Recep Tayyip Erdogan è giunta la solidarietà in due telefonate con Barack Obama e Vladimir Putin. Quest’ultimo lo ha chiamato dopo 7 mesi di silenzio, dopo la lettera di scuse del leader turco per il jet russo abbattuto. Parole di condanna sono state espresse anche dai leader di Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Israele e da papa Francesco.

La conta delle vittime si è arrestata solo nel primo pomeriggio, includendo almeno 15 stranieri di 9 nazionalità diverse: 6 sauditi, 2 iracheni, 1 tunisino, 1 uzbeko, 1 cinese, 1 iraniano, 1 ucraino, 1 giordano e una donna palestinese. Al momento, non risultano esserci italiani. Ma fino a sera, ancora quattro cadaveri sono rimasti senza nome. Oltre un centinaio di feriti accertati sono ancora in ospedale, di cui 41 in terapia intensiva.

La Turchia, intanto, ha fretta di tornare alla normalità. Già di prima mattina lo scalo era stato parzialmente riaperto, ben prima di quanto previsto nell’immediatezza dell’attacco. Ma molte compagnie hanno preferito comunque non far partire subito i loro aerei per Istanbul. E nel Paese il clima resta tesissimo, coi social network inaccessibili fino a sera per evitare lo scambio e la diffusione di informazioni sull’attacco

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