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Lug 19

Italicum, Mattarellum o “democratellum”: senza premio di maggioranza rischio di ingovernabilità

Fonte: La Stampa

LaPresse - La Stampa

di Alessandro di Matteo

Il sistema italiano, sempre più diviso in tre parti più o meno uguali, rischia davvero uno scenario spagnolo, un Parlamento in stallo che non riesce a far nascere un governo

Non sempre tre è il numero perfetto, di sicuro quasi mai lo è in politica. Il sistema italiano, sempre più diviso in tre parti più o meno uguali, rischia davvero uno scenario spagnolo, un Parlamento in stallo che non riesce a far nascere un governo. La riforma elettorale voluta fortemente da Matteo Renzi scongiura questa ipotesi, perché attribuisce comunque 340 seggi al vincitore e per governare ne servono almeno 316. Ma dopo le ultime amministrative si è si è riaperto il dibattito sulle possibili alternative e non è affatto escluso che in autunno si arrivi a rimettere mano al sistema di voto.
Il fatto è che applicando i sondaggi attuali a tre diversi sistemi elettorali come l’Italicum di Renzi, il Mattarellum con i collegi uninominali e il “democratellum” tutto proporzionale chiesto da M5s, si vede chiaramente quanto, eliminando il premio di maggioranza, il rischio di ingovernabilità sia concreto. Facendo una media delle rilevazioni di luglio sulle intenzioni di voto degli italiani si ottiene la fotografia di un paese diviso in tre blocchi, tutti intorno al 30%, difficilmente sommabili: il centrodestra unito (inclusa Ap), sarebbe al 31,8%, il Pd al 30,4% e M5s al 29,2%.

Italicum
Lo scenario più stabile sarebbe ovviamente quello che emergerebbe se si votasse con l’Italicum. Un centrodestra unito, modello Milano, arriverebbe sicuramente al secondo turno dove se la vedrebbe probabilmente con il Pd, ma M5s insegue da vicino il partito di Renzi. Al contrario, se Lega, Fi e Fdi corressero divisi come a Roma o a Torino, la sfida finale sarebbe tra Pd e M5s. Tutti gli osservatori e i sondaggisti, concordano nel dare vincente Renzi, in caso di ballottaggio con il centrodestra e M5s in caso di secondo turno tra Pd e grillini. In ogni caso, il vincitore avrebbe 340 seggi e gli altri si dividerebbero i restanti 290 posti in Parlamento.

Mattarellum
Le cose si complicano con il Mattarellum. Una simulazione del professor Roberto D’Alimonte con i risultati elettorali del 2013 (quando il centrosinistra era al 29,5, il centrodestra al 29,1 e M5s al 25,5) già mostrava un Parlamento senza maggioranza. Applicando a quel calcolo la media dei sondaggi attuali si ottiene un’ulteriore conferma di quella tendenza: M5s è il partito che aumenta di più dal 2013 e questo, verosimilmente, gli consentirebbe di conquistare parecchi seggi, sia nei collegi che nella quota proporzionale, strappandoli a Pd e centrodestra. L’unica maggioranza possibile in queste condizioni, sarebbero le larghe intese tra Renzi e l’area che comprende Fi, Lega e Fi, ma è tutto da dimostrare che questi ultimi due partiti accettino di far parte di un governo del genere.

Democratellum
Ancora più intricata la situazione con il democratellum che chiedono i grillini. Una simulazione M5s, basata sui voti delle europee, ovvero con il Pd al 40,8%, assegnava 315 seggi al partito di Renzi e 152 a quello di Grillo. In altre parole, Renzi non avrebbe avuto la maggioranza nemmeno con circa il 41% dei voti. Considerando che oggi il Pd è circa al 30% e M5s poco sotto il 30%, è ragionevole immaginare che entrambi gli schieramenti conquisterebbero circa 230 seggi ciascuno, mentre il centrodestra a quel punto correrebbe diviso, perché non ci sarebbe nessun incentivo a formare una coalizione. In questo caso, ancor più che con il Mattarellum, difficilmente una maggioranza di larghe intese avrebbe i numeri.

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