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Ott 16

In Inghilterra si accende la battaglia sulle identità sessuali e di genere

Fonte: Corriere della Sera

di Luigi Ippolito

Una nuova battaglia culturale attraversa la Gran Bretagna: e corre lungo la linea di definizione dell’identità sessuale e di genere. I fronti sono molteplici: si va dalle scuole che introducono uniformi unisex per maschi e femmine alla proposta di rendere facoltativa nel prossimo censimento la domanda sul sesso biologico di appartenenza, per non discriminare le identità fluide. Tutte iniziative che inevitabilmente hanno suscitato controversie. L’ultima polemica investe il Servizio sanitario nazionale: dall’anno prossimo i medici e gli infermieri pubblici inglesi, a ogni appuntamento con un paziente maggiore di 16 anni, dovranno informarsi sull’orientamento sessuale (etero, gay, lesbica, bisex o altro). La novità è stata promossa dagli attivisti omosessuali e ha come obiettivo quello di fornire terapie più mirate: le persone della comunità LGB sono due volte a rischio suicidio rispetto agli altri, sette volte più spesso tossicodipendenti e due volte di più dedite all’abuso di alcol. Ma la reazione non si è fatta attendere: è sicuramente fonte di imbarazzo, si fa notare, chiedere l’orientamento sessuale a un ragazzino sedicenne o a una nonnetta ultraottantenne. Per non parlare in generale dell’invasione della privacy: fuori lo Stato dalla camera da letto, ha commentato qualcuno. A questa notizia se ne accompagnano altre: come il college che ha deciso di consentire ai maschi che si sentono femmine di truccarsi e vestirsi da donna e perfino di dormire nelle camerate delle ragazze; o lo stampatore che ha rifiutato i biglietti da visita ai clienti trans. Quella che è in corso è una ridefinizione dei parametri di appartenenza sessuale e di genere: e occorre prestarvi attenzione, perché la Gran Bretagna fa spesso da apripista. E’ già una società post-religiosa e post- razziale: sarà anche una società post-sessuale, nel senso di andare oltre la divisione binaria maschile-femminile ?

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