Il ponte inesistente tra scuola e imprese

Fonte: Corriere della Sera

di Daniele Manca


Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, dovrebbe presentare la riforma del welfare entro fine mese. È un’operazione dove il tempo non lavora a favore del Paese. La vicenda della Gkn toscana dimostra quanto l’industria sia in evoluzione. Purtroppo, e a farne le spese sono i 422 lavoratori licenziati, il mondo dell’automotive è in pesante trasformazione. Se, come sembra, si arriverà entro il 2035 a non vendere più veicoli a motore termici, si tratterà di accompagnare questo cambiamento che riguarderà centinaia di migliaia di lavoratori. Su questo da tempo i sindacati lanciano allarmi che andrebbero raccolti: dagli imprenditori chiamati a quell’esercizio nel quale sono maestri, e cioè seguire le tendenze del mercato. Ma anche dal governo e dalle stesse organizzazioni dei lavoratori che, oltre agli allarmi, dovrebbero aiutare a indirizzare l’azione riformatrice del governo. Che non potrà andare nella direzione di una cassa integrazione a tempo indefinito o di un blocco perenne dei licenziamenti. Si pensi al settore della moda o del lusso (in Italia sono circa 400 mila i lavoratori attivi nel settore). Come dicono gli esperti, soprattutto dopo il Covid, le chiusure, «le vendite sono nelle mani dei clienti». L’81% dei consumatori prima di avviare un acquisto fa ricerche online, secondo uno studio di Nielsen e di Kpmg.
Un enorme cambio di paradigma che impone non solo una massiccia iniezione di tecnologia all’interno delle aziende, ma un salto di qualità anche nella formazione dei lavoratori. Ma chi dovrà occuparsi di questa formazione? In quali modalità? In questo scontiamo un ritardo di non poco conto. Siamo un Paese dove gli istituti tecnici superiori hanno visto quest’anno solo 18 mila iscritti. Ma, soprattutto negli ultimi due decenni, non si è riusciti a creare quel necessario ponte tra scuole e mondo del lavoro. Anzi, è innegabile che il mondo delle imprese sia visto con sospetto da quello della scuola. Dimostrando il fallimento della politica che dovrebbe avere come obiettivo fare sintesi tra i diversi pezzi della società e non alimentare le loro divisioni.

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