Il ministro Bianchi a Italian Tech: “Apriamo il cantiere per la scuola del futuro”

Fonte: La Repubblica

di Emanuele Capone

Intervista dei direttori Luna e Molinari al titolare dell’Istruzione: “A studenti e insegnanti voglio dire che la sofferenza fa diventare più uniti. E ci permetterà di imparare da quello che abbiamo passato”

“Il futuro siamo noi, lo stiamo costruendo insieme, vedendo le orme su cui siamo passati e lasciandone di nuove per chi verrà dopo”: nel suo stile un po’ poetico e sognatore, il ministro Bianchi ha risposto così alla domanda del direttore di Italian Tech, Riccardo Luna, su che cosa sia il futuro per lui. La parola fondamentale qui è “costruendo”, che Bianchi ha usato più volte durante il suo intervento in diretta su italian.tech.
Intervistato da Luna e dal direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, il titolare dell’Istruzione ha promesso che “apriremo un cantiere per la scuola del futuro”, appunto cercando di imparare dal passato, dalla didattica a distanza fatta (e un po’ subita) fra 2020 e 2021: “La Dad ci ha insegnato che ci sono altri modi e che ci sono altri mondi – ha detto Bianchi – Possiamo usare quell’esperienza come base, trarne vantaggio, ricordandoci come è nata questa cosa”. Cioè? “Cioè che abbiamo iniziato a usarla come alternativa all’abbandono, come modo per i ragazzi di restare collegati alla scuola. Perché l’alternativa era non fare lezione”. E però, secondo il ministro possiamo fare meglio di così: “Abbiamo commesso l’errore di replicare a distanza quello che avveniva in presenza, di replicare il rapporto docente-studente mettendoci in mezzo un computer. Solo che così non va bene, perché dobbiamo usare gli strumenti, non essere usati”.
Insomma, per Bianchi c’è un problema di competenze, che ovviamente non riguarda (o riguarda molto poco) i ragazzi: “In questo momento, tutti gli studenti della scuola dell’obbligo sono nati in questo secolo, mentre più o meno tutti gli insegnanti sono nati il secolo scorso. Sono loro che hanno bisogno di formazione”. Come? Secondo il ministro, “incrociando le competenze, pensando a un reskilling degli adulti, a una scuola che continua a non finisce, che inizia prima dei 6 anni e va avanti dopo i 18”. Fondamentale sarà allargare la platea degli insegnanti formati dal Piano nazionale Scuola digitale ben oltre i circa 50mila che ne hanno beneficiato nel 2020.

Che cosa succederà a settembre
Guardando al futuro più prossimo, le intenzioni del ministro sono apparse chiare, durante la chiacchierata negli studi di Italian Tech. Così come i suoi obiettivi: “Dobbiamo combattere l’abbandono scolastico, perché non è possibile che in alcune zone dell’Italia arrivi al 30%. Vogliamo mettere in sicurezza gli edifici, in cui abbiamo investito 1,25 miliardi di euro”. Di più: “Voglio una scuola nazionale, in cui proprio grazie a quello che abbiamo imparato a fare con la Dad, le competenze di un istituto di Roma possano arrivare nelle classi di un istituto di Siracusa”. E Bianchi vuole “una scuola senza paura degli strumenti moderni, perché fra noi e gli smartphone, siamo noi che dobbiamo essere smart”.
Quanto a quanta parte degli studenti torneranno in presenza, questa è ovviamente una valutazione che andrà fatta seguendo l’andamento del contagio alla fine dell’estate: “Conto molto sulla vaccinazione di massa dei ragazzi, che è importante”, ha ammesso il ministro.
Nei prossimi mesi, intanto, si continuerà con il progetto Scuola d’Estate, anche per contrastare l’abbandono e per recuperare quei ragazzi che hanno avuto maggiori difficoltà nei mesi di didattica a distanza: “Fa parte della mia idea di una scuola che non finisce, che continua a formare sia chi insegna sia chi riceve l’insegnamento. Fa parte della mia idea di una scuola che tenga le competenze il più fluide possibile, il più interconnesse possibile”. Anche, di una scuola più inclusiva, più rispettosa dell’articolo 2 della Costituzione (quello che dice fra l’altro che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”), perché “non dobbiamo formare un’élite, ma un Paese. Perché la scuola è specchio del Paese”.

La questione dei dati dei ragazzi
Chiacchierando con Luna e Molinari, il ministro ha affrontato anche il problema di quanto durante la Dad ci si sia affidati ai grandi colossi della tecnologia, come Google e Microsoft, che hanno fornito i software necessari, ma anche raccolto tantissimi dati su studenti e insegnanti: “Stiamo mettendo in sicurezza queste informazioni – ha ammesso Bianchi – perché prima non erano in sicurezza”. Da qui, il discorso si è spostato brevemente sul rapporto dell’Italia, e più in generale dell’Europa, proprio con queste aziende e con i due poli più importanti della tecnologia a livello mondiale, gli Stati Uniti e la Cina: “L’Ue deve prendere coscienza del fatto che non solo dobbiamo, ma anche possiamo essere protagonisti, che abbiamo tante eccellenze che possiamo far valere”. E quindi? “E quindi ce le giocheremo al prossimo G20”, che si apre il 22 giugno a Catania.
In attesa di quella data e in vista degli scrutini per la fine di questo anno scolastico, due i messaggi che il ministro darebbe ai ragazzi e agli insegnanti: “Ai primi direi di non temere le valutazioni e i giudizi, perché è anche attraverso di esse che possono crescere e dare un senso a loro stessi; ai secondi di rendersi conto del momento, della situazione che abbiamo appena passato”. A tutti e due, che “la sofferenza fa diventare più uniti”. E anche permette di ricostruire. Oppure di costruire, appunto.

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