Il M5S e il declino di Beppe Grillo: ora l’unico capo è fuori dai giochi

Fonte: Corriere della Sera

di Marco Imarisio

Era lui il mediatore tra un passato glorioso e un futuro ancora incerto. Gli effetti politici del video a difesa del figlio Ciro, accusato di violenza sessuale, sono pesanti


Beppe Grillo non è mai stato così lontano dal Movimento 5 Stelle. Neppure quando a mesi alterni recitava il suo lungo addio. Gli effetti politici dell’orrendo video postato in difesa del figlio Ciro sono già visibili in tutta la naturalezza che consegue alle reazioni per le sue inaccettabili parole. L’unico vero capo è fuori dai giochi. Non conta più, o conta meno. Per il M5S, una entità nata per essere guidata, che predicava la democrazia diretta ma per statuto non prevedeva la democrazia interna, sono sempre e solo esistite due voci. L’unica rimasta adesso sarà costretta al silenzio, nel momento in cui più ci sarebbe bisogno di una voce forte. Nel mezzo di una ennesima mutazione con l’arrivo di Giuseppe Conte, imposto dall’ormai ex Elevato. E nel pieno di una lotta fratricida che oppone i Cinque Stelle non tanto a una piattaforma online, ma a Davide Casaleggio, e quindi a un cognome pesantissimo.
L’unico mediatore possibile in una battaglia tra il passato glorioso e autoritario del M5S e un presente ancora incerto, era lui. Nessuno, ma proprio nessuno all’interno dei Cinque Stelle, poteva immaginare che Grillo si mettesse da solo in una posizione di autoisolamento dettata da quella vicenda personale che a suo dire veniva gestita con tempi lunghi proprio per isolarlo. Ma è successo, l’autorità suprema è indebolita. Adesso il Movimento è se possibile ancora più nel caos.
Ogni giorno che passa rafforza Davide Casaleggio. Perché risulta sempre più chiaro quanto la posizione di Rousseau e del Movimento siano intrecciate, e distanti al tempo stesso. E perché il figlio di Gianroberto può contare su un vantaggio non da poco. Lui rivendica una identità e un’eredità che l’attuale M5S ha tradito in ogni modo possibile, senza avere conservato un’idea del padre che fosse una.
Sono tutte cose che Grillo sa bene. Non si è mai preso umanamente con Davide, ma non avrebbe mai voluto la rottura definitiva che si sta prefigurando. Per tante ragioni. Non ultima quella che finora le sue innumerevoli cause civili, una ventina, tutte frutto dei suoi toni virulenti, la paga Davide Casaleggio tramite l’associazione Rousseau. Ma sarebbe ingiusto ricondurre il desiderio di compromesso dell’ex comico alla vil moneta. C’è anche il riconoscimento del ruolo svolto da Davide nel 2017-2018, biennio che vide la crescita impetuosa del Movimento. E poi pesa il ricordo di Gianroberto.
La sua idea era di accontentare Casaleggio figlio facendolo rimanere come fornitore esterno di servizi, alla cifra che chiedeva, magari limata. Non c’era altro modo, per fare partire la nuova fase di Conte e per uscire da una paralisi politica che vede il M5S, per altro azionista di maggioranza dell’attuale governo, completamente latitante, scomparso da ogni dibattito che non sia quello ombelicale sul proprio destino. Senza la mediazione di Grillo, nessun vero accordo sarà possibile. E proprio Conte rischia di essere il principale sconfitto di quella partita interna che ritiene non lo riguardi affatto, sbagliando di molto.
L’ex presidente del Consiglio ora è obbligato al confronto con Davide Casaleggio, dal quale lo divide tutto, storia, direzione da prendere, interesse. Appena un mese fa, dopo aver ricevuto l’investitura da Grillo come futuro capo del Movimento, si era rifiutato di rispondere a una sua ambasciata. Ora è lui che deve cercarlo, e trovarsi non sarà facile, perché Davide riconosce un solo interlocutore. Alla mezzanotte di ieri è scaduto l’ultimatum sull’utilizzo della piattaforma Rousseau. Se i parlamentari non pagano i debiti, nascerà qualcos’altro in contemporanea e in concorrenza al nuovo M5S che doveva essere di Conte, e di Grillo.
Anche questo spiega le difese giunte fuori tempo massimo dai nomi grossi di M5S. Senza una nuova legittimità politica, al momento lontana, visto che i contenuti del famigerato video lo inseriscono di diritto nella schiera degli impresentabili, Grillo perde credibilità e autorità. Non solo all’esterno, come dimostra il clima da fine impero che si è instaurato all’interno del Movimento negli ultimi giorni, facendo subito tramontare il moderato ottimismo indotto dall’avvento di Conte. Che disastro. E ha fatto tutto da solo.

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