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Lug 03

Il governo, l’Europa e il piano che ancora non c’è

Fonte: Corriere della Sera

di Daniele Manca

Siamo l’unico Paese europeo a non aver ancora varato il Piano nazionale di riforma richiesto dall’Ue: un segno, l’ennesimo, di un rapporto mai risolto tra noi e l’Europa


La promessa è che venerdì in sede di Consiglio dei ministri si possa arrivare al varo del Piano nazionale di riforma (Pnr) che doveva essere inviato entro giugno all’Unione europea. Siamo purtroppo l’unico Paese che non l’ha ancora fatto.
Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha detto che si è preferito aggiornarlo alla luce dell’evoluzione della pandemia e a quanto l’Europa sta preparando per fare fronte all’inevitabile recessione determinata dal Covid-19. Resta il fatto che siamo l’unico Paese a non averlo ancora consegnato. Ed è purtroppo indice di un rapporto che continua a essere irrisolto tra noi e l’Europa.
Queste settimane e mesi trascorsi a discutere del fondo salva Stati, dimenticando che si tratta di un trattato firmato anche dal nostro Paese, ne è la dimostrazione. L’ansia di voler sempre rimettere in discussione quanto fatto dai governi precedenti. L’alimentare il clima di sospetto nei confronti dei nostri partner. Gli errori fatti dagli altri Paesi che immediatamente diventano complotti. Le esitazioni nel decidere.
Ma si crede davvero che i cittadini, le famiglie, le imprese, l’Italia, abbiano questo continuo bisogno di essere sollecitati a mobilitarsi contro nemici veri o immaginati? Davvero si pensa che il nostro agire sia al centro di ogni pensiero che passa per quelle che un tempo si chiamavano le cancellerie europee?
Facciamocene una ragione: se non vogliamo prendere le linee di credito (molto vantaggiose) che il Mes è pronto a erogare, nessuno in Europa si farà il sangue amaro. Tranne farsi l’idea che forse non ne abbiamo bisogno. O che non crediamo a quanto stabilito dall’Eurogruppo che è un organismo formale e che ha stabilito che non ci saranno condizioni.
Si spera forse che le decine di miliardi che arriveranno con il Recovery plan non siano anch’essi condizionati? È un’illusione. L’Italia, come i suoi partner, ha il diritto e il dovere di sindacare su come vengono usati i soldi dell’Europa. E viceversa. A volte dimentichiamo che l’Europa siamo anche noi. Oggi capiremo se lo saremo anche nel rispettare le scadenze.

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