Il destino dell’Italia che lavora

Fonte: Corriere della Sera

di Severino Salvemini

Il Pnrr è contraddistinto da una particolare sensibilità verso le pari opportunità di genere, territoriali e generazionali


Che il lavoro fosse uno dei problemi più scottanti da affrontare per chi governa il Paese lo si sapeva già prima della pandemia, con l’ampio tasso di disoccupazione, le asimmetrie tra Nord e Sud, il mismatch che disallineava la domanda e l’offerta. Il Covid ha senza dubbio aggravato la situazione, mettendo all’angolo i soggetti più fragili, traballanti tra la speranza di trattenere con i denti una già precaria attività lavorativa e la paura di perdere anche questa, magari per sempre. E comunque mettendo a rischio tutti gli altri, tenendo conto che il lavoro è ancora una componente fondamentale come fattore di identità e di espressione personale, nonché di realizzazione esistenziale.
Una ciambella di salvataggio viene ora offerta dal Pnrr, che delinea sulle politiche pubbliche, e su quelle lavorative in particolare, linee di indirizzo molto chiare, affiancandosi alle altre risorse che saranno investite per lo sviluppo economico del Paese. Ricordiamo che i 191,5 miliardi di euro del Piano sono allocati in 6 missioni, tutte in qualche misura con ricadute sulle politiche lavorative dei prossimi anni. Esse hanno sottotraccia alcune trasversalità che le contraddistinguono: una sensibilità verso le pari opportunità di genere, verso le pari opportunità territoriali e verso le pari opportunità generazionali. Gli attori che parteciperanno a vario titolo alla realizzazione dei progetti finanziati dai fondi del Pnrr saranno incentivati se toccheranno incisivamente queste trasversalità e se i progetti presentati saranno coerenti con queste priorità.
Per quanto riguarda le opportunità di genere, l’orientamento desiderato è quello di intervenire su un mercato del lavoro e su una cultura organizzativa delle imprese che penalizza le donne anche quando lavorano accanto agli uomini, quanto a retribuzione, precarietà lavorativa, assegnazione di posizioni apicali sia nelle aziende private che nella Pubblica amministrazione. Occorre arrestare e ribaltare il segno del tasso di inattività del genere femminile, che è in crescita costante dal 2010 (35% in Italia contro il 31,8% della media Ue), complice la mancanza di servizi di assistenza adeguati e paritari. E per la parità di genere cinque sono gli elementi di attenzione: offrire più lavoro; con un reddito più alto; con un rafforzamento di competenze; con maggiore tempo a disposizione; con più potere.
Per quanto riguarda le opportunità territoriali, l’impegno è quello di ridurre il divario del Pil pro-capite che si presenta più basso nel Mezzogiorno rispetto al Nord. L’intervento è rivolto all’area del Paese ferma da troppo tempo, forse da quando non ci sono più le tanto criticate Partecipazioni statali. Non meno del 40% delle risorse territoriali del Pnrr sono destinate alle 8 regioni del Centro Sud, ovvero circa 82 miliardi.
Per quanto poi riguarda le opportunità generazionali è prevista tutta una serie di misure che promuovono l’acquisizione di nuove competenze da parte dei nuovi segmenti di giovani, per ridurre il cosiddetto shortage di risorse umane in specifiche professionalità e per favorire pertanto l’incontro (il matching) tra il sistema di istruzione e di formazione e il mercato del lavoro, mediante anche il rafforzamento del «sistema duale», cioè l’alternanza di momenti formativi in aula e di formazione pratica in contesti lavorativi. Inoltre si potenziano le politiche attive del lavoro, mettendo anche in discussione l’attuale governance che dovrà essere profondamente rivista, esaltando i Centri per l’impiego, con l’obiettivo di fornire servizi finalizzati alla riqualificazione professionale (upskilling e reskilling), mediante il coinvolgimento dei portatori di interessi pubblici e privati.
Le linee sono tracciate, i soldi ci sono e i temi non sembrano neanche quelli che ingolosiscono troppo gli attori opportunisti e spregiudicati che normalmente si infilano in questi frangenti preparando l’assalto alla diligenza (se si eccettua coloro che da sempre razzolano nel grande buco nero dei fondi interprofessionali). Occorre però fare presto, molto presto, perché il tempo stringe e i potenziali beneficiari aspettano con ansia, specialmente quelli che sperano in una maggiore inclusione sociale. E attuare bene. Il premier Draghi in un recente discorso pubblico ha detto che occorre «spendere in maniera efficiente e onesta»: è il momento dell’execution per chiudere il gap competitivo con i paesi più avanzati. Ma l’elemento nuovo della politica di questi mesi è il governo del processo: la cosiddetta «cabina di regia» nazionale che rappresenti senza sbavature e tentennamenti un punto centrale di coordinamento, di erogazione e di controllo della coerenza tra i progetti suggeriti e gli indirizzi del Pnrr. Un centro che possa scendere nei territori con task-force che supportino in molti casi le carenze tecniche esistenti nelle province e nelle regioni, al fine di colmare anche l’ultimo miglio dei processi. Nel Pnrr c’è il destino dell’Italia che lavora, la misura di quello che sarà lo Stivale nella comunità internazionale di questo millennio.

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