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Mar 02

Gentiloni: “Per l’Italia sì alla flessibilità e l’Ue dovrà muoversi”

Fonte: La Repubblica

di Valentina Conte e Alberto D’Argenio

Credito d’imposta in tutta Italia per chi ha perso oltre il 25% del fatturato. Aiutati anche bar e ristoranti

«In casi eccezionali, come questo, la flessibilità è prevista e regolata. Ma non c’è solo la flessibilità, lavoriamo per condividere una risposta coordinata a livello europeo». Così il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, di fatto apre ai 3,6 miliardi di flessibilità sui conti pubblici italiani per permettere al Paese di contrastare l’impatto negativo del coronavirus sull’economia. Era stato proprio il ministro Roberto Gualtieri, intervistato ieri da questo giornale, ad annunciare per venerdì prossimo il provvedimento dal valore di due decimali di Pil. Con il governo dunque che troverà massima comprensione e solidarietà a Bruxelles. Non a caso già oggi la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aumenterà la sua presenza mediatica per comunicare la vicinanza dell’Europa alle nostre regioni italiane colpite dal virus.
Le regole Ue in caso di eventi eccezionali, ovvero al di fuori del controllo dei governi, prevedono la flessibilità, cioè la possibilità di sterilizzare le spese messe in campo per contrastarli dal conteggio di deficit e debito. Per l’Italia – Paese schiacciato da un enorme debito pubblico – un peggioramento dei conti potrebbe portare a una procedura di infrazione. Proprio a questo servirà la flessibilità: a poter spendere contro il virus evitando di finire commissariati dalla Ue. Il ministro Gualtieri nei giorni scorsi si è tenuto in stretto contatto con i vertici comunitari, incassando un via libera preventivo dai responsabili di Bruxelles alle spese anti Covid-19. La procedura concordata con la Commissione prevede che tra oggi e domani il ministero dell’Economia invierà una lettera ai responsabili europei per spiegare nel dettaglio come saranno impiegati i 3,6 miliardi. Quindi, forte della volontà politica degli europei di aiutare, non resterà che aspettare il via libera finale alla flessibilità a conti fatti, ovvero l’anno prossimo quando sarà chiuso l’esercizio di bilancio del 2020.
Sul fronte interno, il governo si prepara a discutere mercoledì con le parti sociali le misure del secondo decreto legge di sostegno all’economia. Subito dopo chiederà al Parlamento – forse già giovedì – di votare a maggioranza assoluta l’autorizzazione a fare un maggiore deficit, liberando così i 3,6 miliardi. Risorse destinate al decreto legge che il Consiglio dei ministri si appresta a varare venerdì.
Tra le misure cardine, un indennizzo sotto forma di credito di imposta per le aziende che dimostrano di aver perso almeno un quarto del fatturato nel primo trimestre di quest’anno rispetto al 2019 e 2018 a causa del coronavirus, a prescindere se ricadono o meno nella “zona rossa”. Oltre a forme di liquidità extra e sostegni all’export e agli investimenti. L’estensione della cassa integrazione in deroga a tutto il territorio nazionale per i lavoratori costretti a quarantene o assenze forzate (il primo decreto la limitava al lombardo-veneto). Probabili sostegni ulteriori alla sanità. A beneficiare di questi nuovi fondi anche i pubblici esercizi – come bar e ristoranti – sin qui esclusi.
Imprese e sindacati apprezzano le mosse del governo. Ma giudicano insufficienti i 3,6 miliardi. Da Confindustria a Confcommercio, da Confapi a Confesercenti, passando per Cgil, Cisl e Uil, si invoca un piano Marshall da 12-15 miliardi da realizzare con l’aiuto dell’Europa e mettendo in campo il “modello Morandi”: unica regia, fondi sbloccati, commissario e deroghe alla burocrazia.
Intanto si apre una partita più ampia in Europa, che una autorevole fonte riassume così: «Dobbiamo evitare collettivamente una recessione causata dal virus». Ecco perché ieri il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, ha convocato una teleconferenza per mercoledì. In realtà a Bruxelles (e in molte capitali) avrebbero voluto subito un incontro straordinario, ma i nordici hanno frenato, riflesso automatico dettato dalla tradizionale ritrosia a spendere. Tuttavia le istituzioni europee temono che l’impatto del coronavirus sarà decisamente significativo sulla zona euro e per questo si pensa che già alla riunione dell’Eurogruppo il 16 marzo a Bruxelles si potrà discutere e lanciare in tempi brevi un grande piano per sostenere l’economia.

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