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Apr 06

Decreto di aprile: i nuovi aiuti per le imprese. Scholz: «No ai coronabond, Mes senza vincoli assurdi»

Fonte: Corriere della Sera

di Enrico Marro

 Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri

Con il decreto legge che il governo dovrebbe approvare domani o lunedì per iniettare fino a 200 miliardi di liquidità a sostegno delle imprese arriverà anche la sospensione delle scadenze fiscali di aprile. Questa volta riguarderà tutte le imprese, non solo quelle con un fatturato fino a 2 milioni. Il rinvio dei pagamenti sarà però legato al calo del fatturato. La soglia d’accesso è ancora da definire (tra il 25 e il 33%) e potrebbe salire con l’aumentare della dimensione aziendale.

Liquidità
Ma il cuore del decreto saranno i finanziamenti per circa 10 miliardi a garanzia di prestiti per complessivi 20o miliardi, anche questi indirizzati a tutte le imprese. Due i canali d’intervento. Il primo è il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, che dovrebbe ricevere altri 5 miliardi per aprire un “ombrello” su circa 100 miliardi di euro di credito alle imprese, allargando la platea alle mid cap (fino a 500 dipendenti). Potranno essere erogati prestiti a lunga scadenza di importo fino al 25% del fatturato dell’azienda. Secondo il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, «con il nuovo framework europeo sugli aiuti di Stato viene consentito agli Stati membri di concedere prestiti a tasso zero, garanzie su prestiti che coprono il 100% del rischio o di fornire capitale fino a 800mila euro per impresa. Questo può essere combinato anche con gli aiuti `de minimis´, portando l’aiuto per impresa a 1 milione e con altri tipi di aiuti». Altri 4-5 miliardi dovrebbero invece andare alla Cassa depositi e prestiti, per le grandi imprese, anche qui con una potenza di fuoco fino a 100 miliardi di crediti a lunga scadenza garantiti al 90% dallo Stato. In tutto 200 miliardi che si sommerebbero ai 350 già assicurati, secondo il Tesoro, con il dl Cura Italia. Dalla concessione della garanzia pubblica potrebbero essere escluse le imprese che hanno distribuito dividendi e quelle che chiedono credito per investimenti all’estero. Nel pacchetto dovrebbe entrare anche il potenziamento dei prestiti a vista alle partite Iva persone fisiche, aumentando di molto il tetto dei 3mila euro previsto ora.

Il decreto di Pasqua
Con un successivo decreto legge, che dovrebbe essere approvato dal Consiglio di ministri subito dopo Pasqua, arriveranno invece la proroga e il rafforzamento degli interventi di sostegno al reddito dei lavoratori e delle famiglie e nuove misure a supporto degli enti locali. Probabile anche la riduzione dell’aliquota Iva dal 22 al 5% su mascherine e Dpi. In tutto, il nuovo decreto dovrebbe stanziare almeno 25 miliardi, di cui una quindicina per gli ammortizzatori sociali. Ci sarà l’aumento da 600 a 800 euro dell’indennizzo ai lavoratori autonomi e il Reddito di emergenza per chi lavora in nero e forse un bonus per i figli fino a 14 anni. Coi due decreti l’intervento complessivo che il governo varerà questo mese sarà compreso fra i 35 e i 40 miliardi.

Le coperture
Per varare il primo decreto, quello su liquidità e rinvio delle scadenze fiscali, il governo non avrà bisogno di chiedere al Parlamento un nuovo aumento del deficit, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione. I contenuti del provvedimento, spiegano al Tesoro, incideranno infatti sul fabbisogno e non sull’indebitamento netto. Sarà invece necessario il voto delle Camere per il deficit in più che finanzierà il decreto di Pasqua. Quanto chiederà il governo non è ancora deciso. Molto dipende da come finirà il negoziato in Europa. Ieri il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, pur confermando la chiusura alla proposta italiana di coronabond («non sono adeguati») ha aperto a un uso del Mes,il fondo europeo salva Stati, a condizionalità ridotte: «L’Italia desidera una forte risposta europea alla pandemia e ha ragione» e per questo non ci devono essere «assurde condizionalità: non ci sarà una troika». Gli Stati potrebbero prendere in prestito dal Mes fino al 2% del loro Pil. «Per l’Italia sarebbero circa 39 miliardi». Ma il premier Giuseppe Conte insiste sull’emissione comune di European recovery bond, titoli di debito comune accessibili alle stesse condizioni da tutti i Paesi membri.

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