Ddl Concorrenza: si parte con i porti, poi servizi locali e mobilità elettrica

Fonte: sole 24 Ore

di Carmine Fotina

Governo al lavoro per raggiungere l’obiettivo del Pnrr a fine luglio: su alcuni punti frenata dei ministeri. Soluzione sulle spiagge rinviata a ottobre

Poco più di 10 giorni per rispettare uno dei traguardi più attesi tra quelli fissati dal Recovery plan (Pnrr). La prima delle 4 leggi annuali per la concorrenza delineate dal piano deve essere presentata in Parlamento entro luglio. Da settimane sono in corso confronti tra i consiglieri di Palazzo Chigi che coordinano il dossier e i ministeri competenti per materia e un’opzione è portare il testo all’ultimo Consiglio dei ministri del mese anche se il lavoro di stesura della bozza finale avrebbe subito rallentamenti proprio per rilievi posti da alcuni dicasteri su singoli temi.

I paletti all’«in-house»
L’elenco dei settori di intervento non si discosterà molto dalle prime indicazioni contenute nel Pnrr. Per i servizi pubblici locali si ragiona su meccanismi di razionalizzazione del ricorso all’in-house, con una norma che imponga all’amministrazione una motivazione anticipata rafforzata che giustifichi il mancato ricorso al mercato o l’aumento della partecipazione pubblica. Per il trasporto pubblico locale l’obiettivo è incentivare le unioni tra Comuni riducendo il numero di enti e di amministrazioni aggiudicatrici (con l’ipotesi di bacini di almeno 350mila abitanti). Semplificazioni specifiche dovrebbero riguardare le autorizzazioni agli impianti per la gestione del ciclo dei rifiuti.

Le semplificazioni per i porti
La tematica può rientrare in una riflessione più generale relativa alle procedure per appalti e concessioni, su cui peraltro il Ddl concorrenza integrerebbe quanto già avviato recentemente con il disegno di legge delega sui contratti pubblici. Vale per il principio del divieto di proroga delle concessioni, fatti salvi i principi europei in materia di affidamento in house, e per concessioni in specifici settori.
Con la legge concorrenza in arrivo si dovrebbe intervenire iniziando dai porti. Da un lato eliminando gli ostacoli che impediscono ai concessionari portuali di fondere le attività in concessione in diversi porti di grandi e medie dimensioni, dall’altro abrogando il divieto per i concessionari dell’autoproduzione dei servizi portuali utilizzando le proprie attrezzature.
Curioso come l’autoproduzione nei porti sia stato forse il primo tema in assoluto affrontato dall’Antitrust dopo la sua costituzione, 30 anni fa. L’Antitrust è tornata a parlarne nella segnalazione inviata al governo Draghi in vista della legge concorrenza, un documento di 60 pagine e circa 80 proposte che a Palazzo Chigi stanno prendendo in seria considerazione.

E-car e infrastrutture di ricarica
Non dovrebbe trovare ostacoli l’introduzione di regole favorevoli all’installazione di ricariche pubbliche, funzionali a raggiungere l’obiettivo che il Pnrr fissa nella realizzazione di almeno 7.500 punti di ricarica nelle superstrade e 13.750 punti di ricarica nei centri urbani. Saranno introdotti criteri trasparenti e non discriminatori per l’assegnazione di spazi agli operatori per l’installazione delle colonnine premiando anche chi offre prezzi per i servizi di ricarica più favorevoli agli utenti finali. Al tempo stesso sarà abrogato l’articolo del decreto semplificazioni del 2020 che prevede tariffe regolate per la fornitura dell’energia elettrica destinata alla ricarica dei veicoli.
Probabile il via libera anche al rafforzamento dei poteri dell’Antitrust armonizzandoli alle regole Ue, ad esempio con il test di valutazione sostanziale che, in luogo del criterio della dominanza, potrebbe fotografare in modo più efficace concentrazioni nel settore dell’economia digitale.

Spiagge, dighe, gas
Su altre materie il Ddl deve invece tenere conto di sensibilità politiche diverse, che si sono riflesse anche in alcune prese di posizioni ministeriali. Ecco che la revisione della normativa sulle concessioni balneari, oggetto di procedura di infrazione Ue per violazione della direttiva Bolkestein, quasi sicuramente non entrerà nel testo e questa querelle infinita dovrebbe trovare soluzione in autunno, a estate chiusa senza cambi di regole in corsa, dopo un confronto con il commissario al Mercato interno Thierry Breton.
Divisivo anche il tema delle concessioni idroelettriche, che il governo intenderebbe inserire nella legge imponendo alle Regioni di definire i criteri economici alla base della durata dei contratti di concessione e definendo criteri generali e uniformi a livello centrale. Ma il fronte dei governatori leghisti fa muro, fu proprio il Carroccio durante il primo governo Conte a ottenere la regionalizzazione delle dighe.
Sono i Comuni invece l’ostacolo da superare per dare una svolta vera alle gare per la distribuzione del gas, che il governo vorrebbe comunque imprimere già nel Ddl con un sistema di incentivi all’avvio delle procedure pubbliche.

Il nodo degli impianti 5G
Su un altro punto che accende l’attenzione dei Comuni, cioè l’innalzamento dei limiti di emissione elettromagnetica degli impianti 5G, molto dipenderà da che piega prenderà già domani la discussione sul decreto Semplificazioni alla Camera dove si voterà la riformulazione del governo a due emendamenti parlamentari (di Cunial, ex M5S ora Gruppo Misto, e Nobili-Di Maio di Italia Viva). Se il compromesso governativo non dovesse convincere i deputati, il tema potrebbe essere riaffrontato proprio nel Ddl concorrenza.

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