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Giu 22

Cultura, le cifre del sistema Italia: 92 miliardi e 1,5 milioni di occupati

Fonte: Corriere della Sera

di Paolo Conti

Il rapporto 2018 «Io sono cultura» di Symbola-Unioncamere sulla produttività delle attività creative. Il ministro Alberto Bonisoli: «Imbattibili nel restauro, valorizziamolo»


La cultura produce grande ricchezza in Italia, crea una forte quota di occupazione nazionale e quindi «fa mangiare», nonostante le leggende sulle battute attribuite a certi politici (e puntualmente smentite). Il sistema produttivo culturale e creativo — composto da imprese, Pubblica amministrazione, no profit — genera più di 92 miliardi di euro e muove nell’insieme, attivando altri settori economici, ben 255,5 miliardi, ovvero il 16,6 per cento del valore aggiunto nazionale.
È il sorprendente dato di economia reale registrato dal rapporto 2018Io sono cultura. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere con il sostegno di Regione Marche. Il rapporto, presentato giovedì 12 giugno al ministero per i Beni e le attività culturali, racconta variegate realtà. Il sistema produttivo culturale e creativo assicura 1,5 milioni di posti di lavoro, ovvero il 6,1% del totale degli occupati in Italia. Posti che sono cresciuti nel 2017 dell’1,6%, più della media nazionale (+ 1,1%). Symbola e Unioncamere propongono un concetto volutamente trasversale (una sorta di «palinsesto intellettuale» denso di rinvii) di sistema produttivo culturale e creativo. Ovviamente architettura, comunicazione, design, cinema, editoria, musica e videogiochi, audiovisivo, poi il patrimonio storico-artistico (musei, siti storici e archeologici), performing art e arti visive, ma anche le imprese creative-driven, affidate a un creativo, come l’artigianato artistico e la manifattura evoluta. L’idea è che larga parte del Made in Italy, dalla nautica al mobilio, sarebbe impensabile senza il collegamento con il design e le altre industrie culturali e creative. Per una coincidenza imprevedibile al momento della realizzazione del rapporto, l’approccio coincide con la visione di patrimonio culturale (altrettanto trasversale) annunciata dal neoministro Alberto Bonisoli.
Altre cifre. La grande area metropolitana di Milano è al primo posto nelle graduatorie provinciali per l’incidenza di ricchezza e occupazione prodotte, con il 9,9% e il 10,1%. Dunque è la capitale culturale d’Italia. Roma è seconda per valore aggiunto (9,8%) e terza per occupazione (8,6%), Torino si colloca, rispettivamente, terza (8,8%) e quarta (8,4%). Ancora: più di un terzo della spesa turistica nazionale, il 38,1%, è attivata dalla cultura e dalla creatività. Un dato confortante: nel 2017, si legge nel rapporto, il mercato dei libri si è chiuso con un +5,8% (libri di carta, ebook, audiolibri e stima di Amazon).
Il nostro Paese visto dall’estero appare assai più prestigioso di quanto non immaginiamo noi italiani. Per Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, «la bellezza è uno dei nostri punti di forza. Secondo un’indagine della rivista “Us News” e dell’Università della Pennsylvania, siamo il primo Paese al mondo per l’influenza culturale. Un primato legato anche alla nostra capacità di trasmettere cultura e bellezza nelle produzioni e al nostro soft-power. L’intreccio caratteristico dell’Italia, tra cultura e manifattura, coesione sociale e innovazione, competitività e sostenibilità, rappresenta un’eredità del passato ma anche una chiave per il futuro». Forse per questo, scorrendo il rapporto, si scopre che secondo Kpmg una delle quattro maggiori società internazionali di revisione aziendale, Made in Italy è il terzo marchio più conosciuto al mondo dopo Coca Cola e Visa. Infatti Ivan Lo Bello, presidente di Unioncamere, sottolinea che «l’obiettivo del Rapporto è superare la convinzione che la cultura sia soprattutto qualcosa da conservare piuttosto che una componente dello sviluppo produttivo su cui puntare».
Per il ministro Bonisoli «il lavoro nel settore culturale c’è e sta crescendo e non è banale che riguardi in particolare giovani in possesso di un titolo universitario. Questo è ancora più importante in prospettiva futura, se si considera che le professioni creative e le capacità umane saranno ancora più valorizzate in un contesto dove robotica e intelligenza artificiale difficilmente potranno sostituirsi all’uomo». Bonisoli è tornato anche sull’economia: «La ripresina degli ultimi anni è stata trainata dall’export, in gran parte costituito da prodotti dell’industria creativa, e dal turismo in entrata, che nel nostro Paese ha ragioni prevalentemente culturali».
Il nuovo ministro ha annunciato per martedì 26 una visita nelle zone terremotate del Centro Italia, da Visso a Spoleto: «Dobbiamo raccontare quello che stiamo facendo in quelle zone per salvare il patrimonio culturale, senza dover inventarci nulla». Un «racconto» che per Bonisoli potrebbe essere molto utile per i nostri interscambi culturali internazionali: «Nei miei viaggi di lavoro all’estero ho capito che un numero crescente di Paesi vede nel restauro del proprio patrimonio un mezzo essenziale per la salvaguardia dell’identità e della storia, penso solo alla Cina. Noi, in questo settore, siamo imbattibili». Per questo ha promesso un rinnovato sostegno alle nostre riconosciute eccellenze nazionali come l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro di Roma e l’Opificio delle pietre dure a Firenze.

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