Cultura e tempo libero, nel settore più colpito cresce il Centro Italia e lo show va sul web

Fonte: Sole 24 Ore

di Antonio Cherchi

Gli spettacoli perdono il 75% dei ricavi Avanti Emilia-R., Marche e Toscana, arretrano Roma e Milano


Emilia Romagna, Marche e Toscana: si gioca tra queste tre regioni la top ten delle province nel settore della cultura e del tempo libero. Se si eccettua il secondo posto di Savona, per il resto è affare loro: primeggia Rimini, che conferma la leadership dello scorso anno, a cui fanno buona compagnia Bologna (terza) e Forlì-Cesena (ottava). A ridosso del podio c’è Ascoli Piceno, seguita al sesto posto da Macerata. Siena (quinta), Grosseto (settima), Massa-Carrara (nona) e Firenze (decima, l’unica delle prime dieci ad arretrare rispetto al 2019) rinverdiscono la tradizione che vuole la Toscana terra d’arte e di cultura.
E, a proposito di tradizione, Roma scivola al 28° posto e rimane dietro Milano che si piazza al 18°, ma – per ragionare nell’ambito dei grandi centri – a larga distanza dal 70° posto di Napoli, che fa un grande balzo all’indietro rispetto all’edizione precedente.

Misurare la grande bellezza
Quindici parametri per stilare la classifica della frequentazione del bello da parte degli abitanti delle province italiane. Indicatori che aiutano a fotografare anche l’annus horribilis della cultura, fermata dalla pandemia. Uno stop generalizzato che ha imposto a musei, teatri, cinema, concerti, mostre, spettacoli e biblioteche di chiudere, ma che non ha spento la voglia di bellezza, che si è lentamente trasferita sul canale digitale. Con un certo successo: la prima del San Carlo di Napoli e quella della Scala hanno portato la cultura nel mondo grazie alla rete, i musei hanno riorganizzato percorsi online, la musica ha provato a proporsi sul web.
La connessione è diventata, come per tante altre attività, la misura del fare cultura di quest’anno. E uno degli indicatori fotografa la predisposizione degli italiani a immergersi nell’arte anche da remoto: gli abbonamenti alla banda larga, per quanto riferiti al 2019, sono la spia di quanto si è concretizzato da marzo in poi. Ci sono, poi, parametri che misurano non solo una tendenza ma uno stato di fatto: il numero di librerie e quello dei cinema o, per andare più sul tempo libero, quello delle palestre, dei ristoranti e degli eventi sportivi sono un’istantanea scattata a fine settembre. E riguardo agli eventi sportivi c’è anche il mix di quattro indicatori che misura l’impatto del Covid sul settore.

Guardare al futuro
La pandemia non ha certo dato una mano alle realtà già affaticate, come quelle che si ritrovano al fondo della classifica, che vede una concentrazione di province siciliane e calabresi: Palermo, Siracusa, Reggio Calabria, Caltanissetta. E poi, ancora più giù, Enna, Vibo Valentia, Agrigento e Crotone, ultima dell’elenco.
In quei territori lo scarto rispetto al 2019 degli investimenti in cultura e tempo libero è stato ancor più importante. Dunque, non resta che guardare avanti e sperare nella ripresa. Se si volge lo sguardo al passato il giudizio sull’oggi diventa, infatti, impietoso. Per quanto l’ultimo decennio non abbia brillato per sviluppo culturale – come ha fotografato l’ultimo rapporto di Federculture – il 2019 aveva comunque registrato anche segnali positivi: spettacoli, cinema, concerti e sport – secondo i dati Siae – sono cresciuti sia come proposte sia come riscontri al botteghino. Non può, invece, dirsi altrettanto per mostre ed esposizioni.
Il confronto con il 2020 è, però, improponibile su tutti i fronti, caratterizzati da un pesante segno meno: dalle sale ai teatri agli impianti sportivi, nel primo semestre di quest’anno sono mancati il 64% degli eventi rispetto allo stesso periodo del 2019 e al botteghino i ricavi sono calati del 73 per cento.

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