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Mar 27

Coronavirus, in Usa oltre 82 mila contagi: è adesso il Paese con più casi al mondo

Fonte: Corriere della Sera

di Giuseppe Sarcina

Tre milioni e 283 mila persone hanno fatto domanda per l’indennità di disoccupazione. Oggi la Camera approverà il super pacchetto di aiuti

Disoccupati e vittime del coronavirus. Due numeri mettono in allarme gli Stati Uniti. Nell’ultima settimana 3 milioni e 283 mila persone hanno fatto domanda per l’indennità di disoccupazione. È come se gli americani avessero cambiato mondo nel giro di pochi giorni. Soltanto la settimana scorsa le richieste di sostegno erano state 282 mila. Il livello più alto risaliva all’ottobre del 1982: 695 mila. La cifra diffusa oggi, giovedì 26 marzo, dal Ministero del Lavoro è quattro volte superiore.

I contraccolpi economici
È un brusco richiamo alla realtà, ai contraccolpi economici del coronavirus. Le imprese, specie quelle piccole, stanno licenziando in massa. Il Segretario al Tesoro, Steven Mnuchin ostenta sicurezza: «La quantità delle domande per i sussidi non contano, le imprese torneranno ad assumere e vinceremo questa battaglia». La Camera dei Rappresentanti dovrebbe approvare nelle prossime ore il super pacchetto da 2200 miliardi, varato ieri dal Senato. Tra le misure è previsto anche il potenziamento dei programmi federali e statali per i senza lavoro. È una carenza strutturale del polveroso welfare state americano. La legge risale al 1935, voluta da Frank Delano Roosevelt, per arginare la Grande Depressione. I dati del Ministero del lavoro mostrano che solo una parte di chi non ha un’occupazione ottiene l’assegno di sostegno (in media 370 dollari a settimana). Nel dicembre 2019, per esempio, ne hanno beneficiato solo due milioni di disoccupati su cinque. Ora il contributo dovrebbe aumentare di 650 dollari per i prossimi quattro mesi. Prevista la copertura anche per i free-lance e i lavoratori a tempo o a cottimo (<gig economy), come, per esempio, gli autisti di Uber.

La contabilità del contagio
Adesso gli Stati Uniti devono fare i conti con un altro record: sono diventati il primo Paese al mondo per casi di coronavirus. Secondo gli ultimi dati della Johns Hopkins University i contagiati sono 82.404, più di Cina e Italia, con oltre 1.200 morti in tutto il Paese. In un giorno si sono stati registrati almeno 237 decessi. Il contagio corre ad alta velocità nello Stato di New York, con 33 mila infettati e 366 morti, circa la metà rispetto al totale del Paese. La metà dei newyorkesi, 4 milioni di persone, sarà contagiata prima che il coronavirus faccia il suo corso naturale, secondo la tetra previsione del sindaco Bill de Blasio. Ma i focolai si stanno moltiplicando e i Governatori di 16 Stati si sono espressi pubblicamente contro la linea di Donald Trump: impensabile che si possa tornare alla normalità entro il 12 aprile, giorno di Pasqua. Alla California (3.183 casi, 67 morti) e allo Stato di Washington (2.585, 130 decessi) si sono aggiunte aree di crisi in New Jersey (4402), Michigan (2.286, 43), Florida (1.965, 22) e Louisiana (1.795, 65).

La mortalità
I più ottimisti, guidati dal presidente, scrutano il tasso di mortalità, al momento pari all’1,5% a livello nazionale e all’1,1% nello Stato di New York. È una percentuale molto bassa, se confrontata con quella della Cina, 3,8%, per non parlare del 10% italiano e il 7,2% della Spagna. Tra le grandi nazioni, spicca la Germania: solo lo 0,5%. Le cifre, però, possono trarre in inganno. I Paesi possono adottare criteri diversi per classificare i decessi e stabilire le cause di morte. Ma anche al netto di questi calcoli, lo scenario negli Usa è molto inquietante. Donald Trump chiama in causa molto spesso la normale influenza, dicendo: «Causa 36 mila morti all’anno, e non per questo abbiamo mai chiuso il Paese». Il problema è che studi scientifici collocano il tasso di mortalità dell’influenza stagionale intorno allo 0,1%, dieci-quindici volte meno la letalità del coronavirus. La realtà è che gli americani stanno cominciando a vivere solo adesso la virulenza e l’aggressività del Covid-19. Andrew Cuomo e molti altri governatori temono che l’infezione possa travolgere la capacità di tenuta degli ospedali e del sistema sanitario a New York e in molte altre città.

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