Conte tenta la tregua con Italia viva: un gruppo di lavoro sul Recovery

Fonte: Corriere della Sera

di Alessandro Trovino

Verso una riapertura dei dossier sui fondi Ue. L’incontro con le delegazioni di M5S e Pd


L’obiettivo è sminare i pericoli di una crisi di governo, che arrivano dall’insofferenza di Italia viva, ma anche da una scarsa condivisione del Recovery plan. Per questo il premier Giuseppe Conte, negli incontri con M5S e Pd (oggi tocca a Iv e Leu), si mostra disposto a una tregua e delinea un quadro di collaborazione. Che prevede una riapertura del dossier, la valutazione di un gruppo di lavoro (chiesta da M5S) e il coinvolgimento del Parlamento. Strategia che deve avere tempi brevi, spiega il premier: «Arrivare in cdm oltre il periodo tra il 26 e il 31 dicembre sarebbe un pessimo segnale».
Il premier — insieme ai ministri Roberto Gualtieri Enzo Amendola — spiega ai dem che quello che si è detto finora è stato solo un «polverone»: «Ci servirà uno strumento di monitoraggio, ce lo chiede la Ue. Ma non abbiamo mai pensato a una struttura centralizzata invasiva che possa intralciare le prerogative e le responsabilità di ministeri, regioni e sindaci che sono e rimarranno soggetti attuatori». Per il Pd, la governance del Recovery deve essere impostata «nella forma della sussidiarietà ma non della sostituzione alle prerogative dell’amministrazione centrale e periferica dello Stato». Il Pd esprime «preoccupazione per le mancate riforme sul lavoro: rischiamo di arrivare al termine del blocco dei licenziamenti senza una riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive». I dem si riservano di inviare entro due giorni una proposta sulla bozza di Recovery plan.
Conte spiega che «la riforma della giustizia sarà un pilastro del Recovery». E annuncia la ripartizione delle risorse: «Il 60 per cento sarà dedicato alla transizione verde e digitale, il 40 a scuola, istruzione e ricerca, parità di genere, coesione territoriale, e salute». Il piano di ricostruzione , spiega Conte, è molto più articolato: «Non è solo il Recovery fund, dobbiamo metterci anche i fondi di coesione e i fondi strutturali oltre che la legge di Bilancio». Poi rassicura: «Per la sanità non ci sono solo i fondi diretti, ma anche progetti trasversali».
Alfonso Bonafede, M5S, spazza via le voci: «Lasciamo perdere ogni sterile polemica, gli italiani non meritano lo spettacolino di una politica che litiga, che parla di crisi di governo e rimpasto». Certo, non gli è sfuggita l’idea del dem Dario Franceschini – di cui ha scritto il Corriere – di correre alle elezioni insieme con il M5S e con Conte candidato premier, in caso di crisi. Bonafede prende tempo: «Quando ci sarà da affrontare un’elezione, ci confronteremo con le altre forze di maggioranza e vedremo i presupposti per costruire un percorso insieme. Ma non è all’ordine del giorno». Poi lancia l’idea di «costituire un gruppo che lavori al Recovery plan, con rappresentanti della maggioranza». Tra le richieste, «irrinunciabile», la proroga del superbonus al 2023.

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