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Feb 20

Bufale, democrazie e post-verità

Fonte: Corriere della Sera

di Pierluigi Battista

Da interessante discussione sul valore e la qualità dell’informazione, il nuovo bla bla sulle fake news si è trasformato in un’invettiva insensata, in un nuovo chiacchiericcio che sostituisce la spiegazione razionale con il complottismo rabbioso e risentito

Peccato, che delusione. Questo dibattito sulla «post-verità», sulle fake news, sul mare di bufale che si amplificano sulla Rete ha preso una brutta piega, persino un po’ paranoica. Peccato, perché da interessante discussione sul valore e la qualità dell’informazione, il nuovo bla bla sulle fake news si è trasformato in un’invettiva insensata, in un nuovo chiacchiericcio che sostituisce la spiegazione razionale con il complottismo rabbioso e risentito. Adesso dicono che Trump ha vinto nel Wisconsin con le fake news (quali esattamente? Non si sa), che la Brexit pure, che una gigantesca Spectre tipo quella che tenne impegnato 007 sta inondando il mondo con bufale gigantesche orientando pesantemente la politica di grandi nazioni. Che esiste una centrale tenebrosa della post-verità. Ian Fleming, perdonaci.
A questo punto, spento il dibattito, la bandiera della guerra alle fake news sembra essere sventolata da alcune correnti di pensiero che sentono la sconfitta incombere. Dai politici e dai partiti abbandonati dagli elettori e che non sembrano farsene una ragione. Da autorità istituzionali variamente distribuiti, Garanti e Presidenti di diverso conio, che vorrebbero garantire e presiedere complessi e possibilmente sovranazionali organismi burocratici chiamati a bonificare il terreno della Rete selezionando con decreti ingiuntivi le bufale dalle non bufale. Dai giornali e dai giornalisti molto offesi e rancorosi per la diserzione dei lettori e dei non lettori che abbandonano le edicole per immergersi nelle acque limacciose del web. Dai censori che non rinunciano mai, ma proprio mai, all’idea di imbavagliare qualcuno o qualcosa sempre con motivazioni nobili per carità. Dai faziosi di professione che hanno sempre bollato l’elettorato che vota contro di loro come una massa di ebeti in balìa dei ciarlatani. Dai pessimisti antropologici che vedono in ogni segno della modernità, aiuto la Rete!, l’indizio di una decadenza, di un imbarbarimento. Dalle persone autorevoli che soffrono la percezione della loro diminuita autorevolezza. E così via. Poi ci sono le bufale, o i siti cospirazionisti o negazionisti sull’11 settembre che hanno un sacco di adepti ma che non hanno impedito, per dire, la doppia elezione di Obama. Fake news che non hanno funzionato.

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