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Feb 03

Brexit, l’affondo di Johnson: “Non ci piegheremo all’Ue, pronti a uscire a modo nostro nel 2021”

Fonte: La Repubblica

di Antonello Guerrera

Ecco che cosa dirà oggi, nel discorso che ha ottenuto in anteprima Repubblica, il premier britannico riguardo ai negoziati sui rapporti futuri post Brexit tra Ue e Uk, che saranno decisivi per il futuro delle economie e degli equilibri geopolitici occidentali: “Siamo pronti ad abbandonare l’Europa sul modello Australia”. Tradotto, con un mezzo, pericoloso “No Deal”. Si profila un duro scontro tra Londra e Bruxelles

Si profila lo scontro totale tra Regno Unito ed Ue per la seconda delicatissima fase dei negoziati sulla Brexit. Nel discorso che oggi terrà Boris Johnson a mezzogiorno ora italiana a Londra e che Repubblica ha ottenuto in anticipo, il premier britannico esporrà la sua linea dura sugli imminenti negoziati. Un approccio che porterà, quasi certamente, a un acceso confronto con l’Ue, con conseguenze potenzialmente molto pesanti per entrambi i blocchi.
“Non abbiamo bisogno di un accordo di libero scambio che imponga l’allineamento con le norme Ue su concorrenza, protezioni sociali, aiuti di Stato, ambiente e simili”, dirà il premier, “o comunque nulla di più di quanto l’Ue sarebbe obbligata ad accettare in cambio le norme del Regno Unito”. Tradotto: Johnson, contravvenendo in parte allo stesso ‘Accordo di recesso’ (nella parte della “dichiarazione politica” non vincolante) raggiunto con l’Europa lo scorso ottobre per uscire dall’Ue, fa notare subito che non si piegherà ai cosiddetti level playing fields che pretende l’Europa in cambio di un accordo di libero scambio post Brexit, ovvero quelle rassicurazioni che Londra resterà allineata alle norme Ue su aiuti di Stato, standard sociali, ambientali, sanitari e fiscali in modo da fermare dumping o concorrenza sleale.
Johnson invece farà la voce grossa su questo. Non solo: il premier britannico minaccerà un No Deal, ossia una pericolosa uscita senza un accordo sostanziale con l’Ue da raggiungere entro il prossimo 31 dicembre nel cosiddetto periodo di transizione. Johnson infatti dirà: “Vogliamo un accordo di libero scambio, possibilmente sul modello del Canada<, ma qualora non riuscissimo a raggiungere con l’Ue potremmo uscire anche con un accordo stile Australia”. Ossia, in gergo tecnico, un accordo risicatissimo con l’Ue, soltanto su qualche punto vitale. Insomma un “mezzo No Deal“.
Ci saranno undici mesi per negoziare, ma certo l’inizio non è dei più promettenti, anzi. Come anticipato ieri da Repubblica, anche l’Ue metterà subito in chiaro le sue priorità. La strategia che Barnier presenterà, anche lui oggi ma a Bruxelles, prevede che l’Europa non permetterà alla City di Londra, e cioè al suo “impero” di servizi finanziari, banche e assicurazioni, di operare nel mercato Ue da 440 milioni di cittadini se prima non saranno chiusi i negoziati su commercio e pesca. Stesso trattamento si avrà sull’accesso ai dati di polizia e antiterrorismo: due settori di vitale interesse per i britannici sui quali l’Europa decide motu proprio e quindi manterrà Londra sul filo fino all’ultimo.
Insomma, si profila una scontro durissimo tra Londra e Ue. E siamo solo all’inizio di negoziati decisivi per il futuro delle economie e degli equilibri geopolitici occidentali.

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