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Mag 07

Brexit, “crisi della pesca” tra Regno Unito e Francia tra tensioni e scadenze elettorali

Fonte: Sole 24 Ore

di Nicol Degli Innocenti e Beda Romano

Dopo il reciproco invio di navi militari i due governi parlano di ricorso al dialogo. Ma resta il nodo dei criteri per i permessi


La delicata questione della pesca è tornata a creare tensioni tra l’Unione europea e il Regno Unito. Due navi della Marina britannica e due navi militari francesi hanno pattugliato le acque intorno all’isola di Jersey, territorio della Corona a 14 miglia dalle coste della Normandia, mentre una sessantina di pescherecci francesi si radunavano dinanzi al porto di St Helier per protestare contro le nuove limitazioni inglesi alla pesca, ritenute da Parigi in violazione degli accordi.

Contestate le nuove condizioni per la pesca
L’intesa sulle regole post-Brexit prevede che i pescatori europei abbiano accesso alle acque britanniche, previa l’ottenimento di una licenza di pesca inglese. Da tempo, i pescatori francesi denunciano da parte britannica lentezze amministrative nel concedere l’autorizzazione. Inoltre, venerdì 30 aprile, le autorità inglesi hanno inviato alla Commissione europea nuove e particolari condizioni per la pesca nelle acque intorno a Jersey, una isola di circa 107mila abitanti.

Secondo la Francia requisiti punitivi
Secondo il governo francese, i requisiti per ottenere le licenze di pesca rivelati la settimana scorsa dal Governo del Jersey sono più complessi e punitivi di quanto previsto e decine di pescatori non hanno avuto il via libera. Come ritorsione in caso di mancata risoluzione del problema, la ministra per gli affari marittimi, Annick Girardin, ha minacciato di tagliare la luce all’isola, dato che l’elettricità arriva a Jersey grazie ai cavi sottomarini francesi.La minaccia ha infiammato gli animi degli inglesi. Un tabloid ha ricordato che «neanche i nazisti durante l’occupazione hanno mai minacciato di tagliare la corrente elettrica».

Dopo la tensione ritorna il buonsenso
Basta poco a risvegliare le mai sopìte ataviche tensioni tra Gran Bretagna e Francia, che Brexit ha già contribuito a infiammare. Dopo le proteste e le minacce, sembra però che stia prevalendo il buon senso. Nel pomeriggio di giovedì i pescherecci francesi hanno lasciato la zona. Entrambe le parti hanno dichiarato che il dialogo è il modo migliore per risolvere la disputa. Il premier Boris Johnson ha detto di avere inviato le navi della Marina solo per «monitorare la situazione» senza intervenire, anche se ha espresso la sua piena solidarietà alle autorità di Jersey.

Nervosismo e scadenze elettorali
Come detto, Bruxelles concorda con Parigi che le regole imposte dalle autorità di Jersey non sono legittime. Il portavoce Daniel Ferrie ha ricordato che l’accordo di partenariato tra il Regno Unito e l’Unione europea prevede una soluzione delle controversie in due fasi: «La prima è di un dialogo in buona fede. Se questa fallisce, c’è la possibilità di un tribunale di arbitrato. In caso di nuovo fallimento, la parte ricorrente può decidere di sospendere l’applicazione dell’intesa».Dietro alle tensioni di questi giorni si nascondono contrasti storici tra i due paesi. Nel 1259, quando il re d’Inghilterra Enrico III dovette rinunciare ai propri diritti sul Ducato di Normandia, l’isola di Jersey diventò un territorio auto-gestito della Corona inglese. Più recentemente, come non notare che il nervosismo di oggi giunge mentre sia la Francia che la Gran Bretagna sono in periodi elettorali? Ieri si è votato nel Regno Unito, mentre le elezioni regionali francesi sono fissate per giugno.

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