Bologna, campagna elettorale “low cost”: in 5 anni spese dimezzate

Fonte: La Repubblica

Cartelli elettorali bologna

di Marcello Radighieri

I partiti prevedono un esborso di 600mila euro, la metà del solo budget di Cazzola nel 2009

Qualche passaggio per radio, un po’ di cartelloni su autobus e taxi, alcuni gadget e volantini. Poca roba, se paragonata ai fasti degli anni passati. È una campagna elettorale a bassa intensità, o almeno così pare. Di sicuro si mette un freno alle spese, vuoi per la crisi vuoi per convenienza politica. Messi a confronto con le tornate amministrative degli anni passati, i resoconti di previsione pubblicati pochi giorni fa sull’Albo Pretorio sembrano piuttosto magri. In totale parliamo di poco più di 600mila euro, più o meno la metà rispetto a cinque anni fa. E, soprattutto, decisamente al di sotto del record toccato nel 2009, quando a fine corsa i due candidati principali, Cazzola e Delbono, dichiaravano a consuntivo rispettivamente 1,2 milioni e 400mila euro.

Oggi parliamo di cifre decisamene più contenute. A partire dal più ricco, che rimane comunque Merola. Le liste della sua coalizione dichiarano, insieme, 225mila euro, mentre al sindaco uscente sono dedicati “solo” 95mila euro – ma dal partito fanno sapere che probabilmente di qui al 5 giugno si arriverà a quota 110mila. “Meno della metà rispetto al 2011”, sottolineano dal Pd. I soldi arrivano dal partito, ma ci si affida anche alle donazioni dei privati, tanto che di recente Merola ha lanciato una raccolta fondi sul suo sito. Nel capitolo spese spicca, per circa un terzo del totale, il cosiddetto “librone rosso” contenente i risultati del suo primo mandato.
Sulla carta non lesina risorse Manes Bernardini. La sua lista, “Insieme Bologna”, firma un preventivo da 137 mila euro, spesi per oltre metà sui media e in gadget elettorali. Da dove li prende? “Donazioni di privati dai 100 ai 2.500 euro”. Ma, assicura lui, “si tratta di una stima di massima, calcolata per eccesso. Alla fine spenderemo molto meno. Abbiamo scelto un profilo low-cost, ottimizzando le risorse grazie all’aiuto di tanti volontari”. Solo terza la coalizione di centrodestra, solitamente ben più facoltosa. A pesare è soprattutto il “disimpegno” di Forza Italia, che concentra buona parte del suo rendiconto sul quartiere Santo Stefano per la lista Giorgetti. “Il partito non dà fondi per la campagna elettorale – conferma il coordinatore regionale Massimo Palmizio – ci pensano i candidati”. A farla da padrona, allora, è la Lega, con un bilancio da 55mila euro, messi in gran parte “dal Movimento” (la voce “contributi da cittadini” influisce per un 10%). Anche il Carroccio, comunque, tira la cinghia, se è vero che nel 2011 la cifra era di 140mila euro.
In questo clima di austerità, “fa eccezione” il Movimento 5 Stelle. Che si concede spese in crescita, benché contenutissime: 6.500 euro, quando cinque anni fa non superava quota 4mila. “Come ci finanziamo? Donazioni, quasi tutte online, spesso piccoli importi”, spiega il candidato al Consiglio Marco Piazza. Poi, in ordine sparso, tutti gli altri: dai 14mila di Giustizia Onore e Libertà ai poco più di 2mila dei Verdi, fino ai 1.710 del Partito Comunista dei Lavoratori.
Sia chiaro: quelli pubblicati sono bilanci preventivi, che non tengono conto di un eventuale ballottaggio e che risultano spesso sottostimati. Qualche esempio? Coalizione Civica, che nel suo resoconto parla di 28mila euro provenienti in buona parte dai partiti (soprattutto Sinistra Italiana, ma anche Possibile e Altra Emilia Romagna) anche se ammettono i responsabili – il conto finale si avvicinerà a quota 40mila. O Uniti si vince, la lista nata dall’esperienza forzista in consiglio comunale, che a fine campagna elettorale prevede di spendere una cifra attorno ai 20mila euro. Non è raro, poi, che i singoli candidati al Consiglio comunale aprano il portafoglio per promozione personale. Alberto Ronchi, ad esempio, spenderà in santini circa 300 euro, mentre Marco Lisei, consigliere uscente di FI, ragiona su qualche migliaio di euro.

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