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Giu 25

Al ballottaggio delle Comunali la diarchia Salvini-Di Maio ha portato voti alla Lega

Fonte: Corriere della Sera

di Massimo Franco

Sembra cominciato lo sfondamento del centrodestra a guida leghista nell’elettorato tradizionale del Pd. La «diarchia» contrattuale tra M5S e Lega ha cercato una replica anche sul piano locale, ma va a vantaggio della Lega

Forse è prematuro parlare di tendenza generale. Ma sembra cominciato lo sfondamento del centrodestra a guida leghista nell’elettorato tradizionale del Pd. La caduta di città identificate per decenni con la sinistra di governo come Siena, Pisa e Massa, oltre a Ivrea e Terni, con il partito di Matteo Salvini ancora in netta ascesa, è un simbolo potente. E per quanto si tratti di risultati sgualciti dall’astensionismo almeno in alcuni dei settantacinque Comuni che hanno votato, i numeri pesano.
Confermano uno spostamento a destra dell’elettorato; e una capacità di resistenza del Pd che si esprime soprattutto con la vittoria a Ancona: troppo poco, per velare i contorni dell’ennesima sconfitta.
Oltre alla Toscana, bruciano la perdita di Avellino a favore dei Cinque Stelle come a Imola, che dal dopoguerra, per 73 anni era stata governata dalla sinistra. Ma il Movimento di Luigi Di Maio perde Ragusa, che aveva un sindaco grillino, a favore del centrodestra: a conferma che sul piano locale il M5S non è quella macchina «pigliatutto» rivelatasi il 4 marzo; e che i consensi vanno e vengono con grande rapidità.
Dai primi dati si ha la sensazione che tra i 2 milioni 800 mila elettori di ieri, la «diarchia» contrattuale tra M5S e Lega abbia cercato una replica anche sul piano locale: seppure con effetti controversi. I due elettorati tendono a sostenersi o comunque a non combattersi. Ma, se si tratta di un patto tacito, va a vantaggio della Lega. Salvini riceve l’ennesima conferma di avere il vento in poppa; e di accentuare un ruolo di traino e di guida rispetto a Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Forse l’unico segnale in controtendenza arriva da Imperia, dove diventa sindaco l’ex ministro Claudio Scajola, berlusconiano. Più che un attacco a un sistema con ramificazioni ultradecennali, l’affermazione del centrodestra è la prova di una crisi di quel sistema; e della ricerca di nuovi referenti.
Il Pd deve fare i conti con un elettorato che ha cambiato pelle; e dunque rovescia gli schieramenti tradizionali e gli interessi che hanno espresso finora. Per la Lega è una prateria di consensi da contendere al M5S e al resto del centrodestra. Anche perché in generale, il Carroccio non sembra risentire del fatto di essere l’unico partito al governo di quello schieramento. Questo lo avvantaggia oggettivamente. Col suo peso ministeriale, la Lega può ancora di più diventare polo d’attrazione per gli alleati.
Sarebbe azzardato collegare i risultati nei 75 Comuni a quanto è successo e sta avvenendo sul piano nazionale. Per intendersi, il conflitto tra Italia e alcune nazioni europee sull’immigrazione, con Salvini protagonista, non avrebbe inciso più di tanto; né la larvata competizione tra i vicepremier Salvini e Di Maio, per ora a favore del primo. Ma colpisce la penetrazione del leghismo e, qua e là, del grillismo in quelle che sembravano roccaforti inespugnabili. L’onda che sta mettendo in crisi la sinistra dovunque, non ha perso la sua forza: probabilmente anche grazie all’immobilismo del vertice del Pd.

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