Von der Leyen rompe il silenzio su Aukus: “Gli alleati chiariscano”

Fonte: Huffington Post

di Angela Mauro

La presidente della Commissione Ue alla Cnn: “La Francia è stata trattata in modo inaccettabile”. Biden offre la pace: sì ai visti turistici Usa per gli europei vaccinati

Ursula von der Leyen aspetta di arrivare negli Usa per rompere il silenzio su Aukus, la nuova alleanza strategica in funzione anti-Cina tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia che non solo ha mandato all’aria i contratti tra Canberra e Parigi sulla produzione di sottomarini, ma sta incrinando i rapporti tra Bruxelles e Washington, proprio ora che si erano ritrovate dopo l’era Trump. “La Francia è stata trattata in modo inaccettabile dall’Australia”, attacca la presidente della Commissione Europea in un’intervista rilasciata alla Cnn a margine dell’assemblea generale dell’Onu. Ce n’è anche per Biden: “Ci sono molte domande alle quali bisogna trovare risposte”, dice von der Leyen, “serve un chiarimento” perché “amici e alleati si devono parlare sui temi di interesse comune”. La Casa Bianca intanto cerca di correre ai ripari, annunciando che da novembre dovrebbero essere eliminate le restrizioni ai viaggi per gli europei che vogliano andare in vacanza negli Usa.
Il caso Aukus ha seminato il gelo in Europa la scorsa settimana. I francesi hanno appreso dai media che l’Australia aveva stracciato l’accordo sui sottomarini, preferendo quelli nucleari prodotti dagli Usa. E tutti i leader europei hanno appreso dai media della nuova alleanza nell’Indo-Pacifico: fatta senza l’Europa e anche di nascosto, senza alcun preavviso dall’alleato atlantico. Come la presidente, anche i ministri degli Esteri europei aspettano di ritrovarsi tutti in terra statunitense per decidere una linea comune: stasera riunione con l’Alto Rappresentante per la politica estera Josep Borrell. È un passo in avanti. Nel gelo imbarazzato della scorsa settimana, si profilava un dibattito al consiglio affari esteri del 18 ottobre: a babbo morto.
E invece la diplomazia si muove in questi giorni all’assemblea generale dell’Onu, la cui agenda esce scombinata dall’affare Aukus. Fino a ieri, Biden aveva in programma solo un bilaterale con l’australiano Scott Morrison e il britannico Boris Johnson. E invece le diplomazie sono al lavoro per una telefonata di chiarimento con Emmanuel Macron da Parigi. Il segretario di Stato Tony Blinken però non è ancora riuscito a fissare alcun incontro con il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian, che insiste: “Molti Paesi europei ci hanno raccontato il loro stupore” sul fatto che la Casa Bianca non ha avvertito di Aukus. “Non è solo un affare franco-australiano ma una rottura della fiducia nelle alleanze, con i nostri alleati, e anche del posizionamento di ciascuno riguardo alla strategia indo-pacifica”.
I francesi vogliono che la questione pesi molto nella ridefinizione in corso del concetto strategico della Nato, magari dando una spinta al progetto di autonomia strategica e difesa comune per l’Ue. Di certo, i colloqui in presenza a margine dell’assemblea delle Nazioni Unite serviranno a chiarire il quadro.
Intanto, la scelta della Casa Bianca di aprire i confini ai vaccinati europei che vogliano visitare gli Usa serve ad alleggerire la tensione e manifesta la volontà di Biden di accogliere, finalmente, una richiesta sulla quale Bruxelles insiste da giugno. Vale a dire da quando gli Stati dell’Ue hanno deciso di aprire le porte ai vaccinati statunitensi senza essere ricambiati. Ancora oggi il vicepresidente della Commissione Ue Margaritis Schinas, in visita a Roma per la convention del Ppe, si lamentava: “Francamente, non siamo molto contenti nemmeno del divieto di ingresso negli Usa per i cittadini europei: eppure l’Europa è il continente più vaccinato al mondo. Le loro sono misure davvero draconiane”.
Ma le aperture su questo tema non risolvono il problema di fondo: cos’è l’Alleanza Atlantica nel mondo attuale, pur con Biden invece che Trump alla Casa Bianca. E restano punti interrogativi su altri dossier che Bruxelles deve ancora trattare con la nuova amministrazione Usa. Per esempio i dazi sull’acciaio: si punta ad un accordo entro il primo dicembre per eliminarli, ma ancora non c’è alcunché di concreto sul tavolo.
A New York intanto von der Leyen chiede maggiore impegno agli alleati sul clima, altra materia sulla quale l’Unione sta facendo più degli altri seppure non abbastanza. E in più Bruxelles semina di minacce le trattative commerciali tra l’Ue e l’Australia. “Alla fine dell’ultimo round di trattative, a giugno, ci eravamo accordati per ad ottobre. Stiamo analizzando l’impatto dell’accordo Aukus e quale questo potrebbe avere sul negoziato”, dice una portavoce della Commissione europea, dopo che il segretario per gli affari europei francese Clement Beaune ha definito “impensabile” proseguire nei colloqui con Canberra.
Von der Leyen schiera dunque l’Ue con la Francia, colpita più di tutti dal caso Aukus, e rompe il silenzio osservato finora da tutti i leader europei su questa storia. Non ne ha parlato pubblicamente nemmeno Angela Merkel, che la scorsa settimana ha affrontato l’argomento in privato nel bilaterale con Macron a Parigi. La cancelliera è all’ultima settimana di campagna elettorale prima del voto di domenica prossima in Germania. Evidentemente non ha voluto segnare il cammino per il suo successore su  argomenti così strategici come l’Alleanza Atlantica e la presenza europea nell’Indo-Pacifico. Ma la sua assenza dal dibattito ha lasciato emergere la presidente della Commissione Europea: in nome di tutta l’Ue. Un inedito, quasi.

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