Vaccino Covid, il caso degli operatori sanitari: «Uno su cinque lo rifiuta»

Fonte: Corriere della Sera

di Laura Cuppini

Nelle Rsa di Torino e Brescia l’adesione risulta tra il 10% e il 20%. Ma in alcune regioni le percentuali sono altissime. Il problema della carenza di infermieri


Medici, infermieri, operatori socio-sanitari, ausiliari, addetti alle pulizie: le categorie che lavorano in ospedali e Residenze per anziani sono «sotto osservazione» per via della piccola (o meno piccola) percentuale che non vuole vaccinarsi contro Covid. La «bomba» è scoppiata in Piemonte: l’Unità di crisi per la pandemia denuncia che solo il 10-20 per cento degli operatori delle Rsa intende vaccinarsi. Prevalgono paura e posizioni critiche, complice forse il fatto che la Regione ha svolto il monitoraggio prima che il foglietto illustrativo venisse tradotto in italiano. Ma ci sono anche 10mila anziani (su circa 40mila ospiti delle strutture) che per ora resteranno senza vaccino perché non sono in grado di intendere e volere e non hanno l’amministratore di sostegno nominato dal Tribunale. Situazione critica anche a Brescia, dove solo il 20 per cento degli operatori delle Rsa ha aderito alle prime somministrazioni. «Troppo poco, non capisco perché» ammette il direttore dell’Ats locale, Claudio Sileo.

Il 20 pr cento dice no al vaccino
Alla vigilia dell’arrivo del secondo carico di dosi — quasi 470 mila — l’agenzia Ansa stima che il 20% dei sanitari non intenderebbe vaccinarsi, cioè in media uno su cinque (ma in alcune regioni invece l’adesione tocca già punte del 90%). L’obbligo per ora non c’è, ma la raccomandazione a proteggersi è fortissima, soprattutto per coloro che lavorano nei servizi essenziali. Gli infermieri, così come i medici, sono tenuti a rispettare il Codice deontologico, che vieta comportamenti e pratiche «antiscientifiche». Ma coloro che (per ora) hanno rifiutato l’iniezione non sono tutti no vax o negazionisti. «Il primo monitoraggio negli ospedali è stato fatto prima dell’approvazione dell’Aifa e senza poter leggere il bugiardino, ecco perché alcuni operatori hanno deciso di aspettare — spiega Antonino Gentile, portavoce e segretario generale dell’Unione lavoratori sanità, oltre che infermiere all’Asl Roma 3 di Ostia —. Con le prime 9.750 dosi sono stati vaccinati esponenti delle diverse professioni sanitarie, dai medici agli ausiliari. E, a quanto ci risulta, l’adesione è (e sarà) alta da parte di tutte queste categorie. Non possiamo però pensare che il vaccino sia la soluzione a tutti i problemi: in Italia mancano personale e posti letto. Servirebbero 60 mila infermieri in più e anche operatori sanitari: negli ospedali e nei Pronto soccorso spesso i primi fanno anche il lavoro dei secondi, che mancano».

Il problema delle Rsa
La situazione è ancor più drammatica nelle Rsa, le residenze per anziani. «L’assistenza è affidata agli operatori socio-sanitari e può capitare che ci sia un solo infermiere per più di cento ospiti — denuncia Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Fnopi) —. Abbiamo chiesto più volte al ministro della Salute di rivedere la qualità degli organici e anche i criteri di accreditamento delle Rsa private, ma per ora non ci sono state risposte concrete». Gli operatori socio-sanitari non devono rispondere a un codice deontologico e non rischiano richiami o sanzioni se hanno idee e comportamenti no vax. «Ma la scelta di non vaccinarsi può essere dovuta anche ad altri ragionamenti — prosegue Mangiacavalli —. Per esempio alcuni colleghi infermieri che soffrono di patologie croniche, malattie rare o allergie si stanno confrontando con specialisti per capire quale dei vaccini già disponibili o in arrivo sia più adatto alla loro condizione di salute. La mancata adesione alle prime somministrazioni può essere dovuta anche a questi motivi». «Credo che in un ospedale, una struttura sanitaria, una Rsa possa entrare solo chi ha fatto il vaccino» taglia corto Matteo Bassetti, direttore dell’Unità di Malattie infettive al San Martino di Genova. E Massimo Galli, primario al Sacco di Milano: «Per chi fa questo lavoro, un atteggiamento di rifiuto è incompatibile».

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