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Mar 19

Una Germania debole non è un bene per nessuno

Fonte: Corriere della Sera

di Ian Bremmer

Una cancelliera tedesca in difficoltà, dopo la nascita della nuova «grande coalizione», lascerebbe l’Ue senza una guida forte e decisa in un momento in cui le riforme diventano improrogabili


In Germania l’economia continua a crescere e lo scenario politico resta stabile. Tuttavia, la debolezza di quest’ultima «grande coalizione» non è di buon auspicio per l’Europa né per il resto del mondo. All’Europa manca ancora una forte leadership, e il presidente francese, Emmanuel Macron, ha bisogno di un partner solido nella zona euro per avviare le riforme. A livello globale, i valori liberali — come il rispetto delle leggi, i diritti umani, il libero mercato e le frontiere aperte — sono ancora alla ricerca di un paladino. La Germania, come gli Stati Uniti, non può certo erigersi a difensore incrollabile su tali questioni, ma con Donald Trump che continua a sbandierare il suo slogan «America first», con Xi Jinping che annulla il limite ai mandati presidenziali in Cina, e con gli uomini forti che si affacciano sulla scena politica in vari paesi in questo momento, Angela Merkel resta pur sempre l’unico leader capace di far rispettare questi valori. È solo che il suo compito si va facendo sempre più difficile.
Molto è cambiato in Germania nel corso degli ultimi cinque anni. La nuova coalizione ha raccolto il 53 percento dei voti nelle elezioni dello scorso ottobre, in calo rispetto al 67 percento dell’ultima consultazione del 2013. I recenti sondaggi indicano che la percentuale dei consensi potrebbe scendere sotto il 50 percento se si tornasse alle urne oggi. Un’indagine di febbraio ha collocato la Spd al di sotto di Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra, che rappresenta il maggior schieramento di opposizione. Nell’Spd, i due terzi dei membri hanno votato per unirsi al nuovo governo, ma le sezioni giovanili del partito si sono opposte all’idea, e persino coloro che hanno votato per il sì sembrano averlo fatto senza grande entusiasmo.
Una Germania politicamente debole non promette nulla di buono per l’Europa, poiché una Merkel dimezzata lascerà l’Unione Europea senza una guida forte e decisa in un momento in cui le riforme diventano improrogabili. Macron ha proposto cambiamenti drastici allo scopo di rafforzare la zona euro e contrastare i nazionalismi più rancorosi con politiche europee condivise sulla difesa, sulla fiscalità e sulle regole di accoglienza dei rifugiati. Il presidente francese — che ha invocato la creazione di un parlamento dell’Eurozona, con ministri e rispettivo budget, un miglior coordinamento della politica fiscale e un approccio comune sui controlli alle frontiere – ha tuttavia ha bisogno dell’appoggio convinto della cancelliera tedesca.
Ma non è solo l’Europa ad aver bisogno della forte leadership politica della Germania. Quando Donald Trump è entrato alla Casa Bianca, Angela Merkel non ha fatto nessun tentativo per arginare la sua mancanza di esperienza e il suo temperamento imprevedibile, nè per opporsi alla sua retorica protezionistica e anti immigrazione. Si è limitata invece ad offrirgli le sue congratulazioni fissando chiaramente le linee guida per la buona riuscita del lavoro congiunto dei due leader e dei due governi: «La Germania e l’America sono unite da valori comuni – democrazia, libertà, legalità e il rispetto della dignità di ciascun individuo, a prescindere da origine, colore della pelle, fede religiosa, genere, orientamento sessuale o posizione politica», aveva scritto. “È in virtù di questi valori che offro la più stretta collaborazione, sia personale che tra i governi dei nostri due paesi.”
Tuttavia, man mano che le parole e le azioni di Trump hanno allontanato e alienato le politiche americane dal sostegno e dalla difesa di questi valori la voce di Angela Merkel si è fatta sempre più incalzante. Come pure hanno assunto un ruolo sempre più rilevante il suo rifiuto di accettare compromessi sugli ideali che hanno ispirato l’Unione Europea – il libero movimento di merci, servizi, finanze e individui – sull’accoglienza ai rifugiati, sul sostegno stesso all’Unione Europea, che rappresenta il progetto politico più ambizioso e idealistico nella storia umana, e sul ripudio delle tentazioni populistiche e nazionalistiche che sempre di più si insinuano nella politica di un numero crescente di paesi influenti dell’Unione. Oggi però Angela Merkel si ritrova alla guida di un governo che dovrà dare risposte e far fronte alle sfide lanciate non dal centrosinistra, bensì dall’estrema destra. La sua posizione indebolita in patria renderà più difficoltoso il compito di offrire concessioni o negoziare compromessi in Europa e altrove. L’Unione Europea sarà molto più vulnerabile davanti a crisi future, e i valori liberali dell’Occidente saranno sempre più difficili da difendere.
Non c’è ragione tuttavia di credere che la cancelliera tedesca sia giunta al capolinea. Il suo resta il partito più forte in Germania e la sua figura ancor più popolare del suo partito. L’economia tedesca continuerà a crescere. Sfortunatamente, l’Europa e il mondo in questo momento hanno bisogno di una leadership più forte e decisa di quanto non sappiano fornire un Donald Trump frustrato e incostante e una Merkel assediata da più parti.

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