Un Paese ferito in cerca di tregua

Fonte: Corriere della Sera

di Beppe Severgnini

Due Americhe contro, e il mondo che guarda allibito
Un’America chiusa e delusa, che si riconosce nel repubblicano Donald Trump. Un’altra più aperta, disposta a seguire la democratica Hillary Clinton nel perenne inseguimento del sogno americano. Qualcuno, anche negli Stati Uniti, era convinto che la candidata democratica, più esperta e affidabile, avrebbe battuto facilmente il rivale repubblicano. E’ accaduto l’opposto.
Ohio, North Carolina, Iowa. Florida. Texas, tutto il centro e quasi tutto il sud
Michigan, Wisconsin, Pennsylvania – Stati industriali, tradizionalmente democratici – in bilico per ore. Inesorabilmente, nel corso della notte, la macchia rossa sulle mappe elettorali s’è allargata. Donald Trump, il candidato più improbabile in 227 anni di democrazia americana, è alle porte della Casa Bianca. Avrà il controllo il Congresso. Sceglierà il giudice decisivo della Corte Suprema, l’istituzione dove avanzano – o arretrano – i grandi cambiamenti sociali americani.
Ma ci sono giornate in cui la storia non lascia alternative: schierarsi o nascondersi
Nell’ultima notte prima delle elezioni, il Boss non si è nascosto. Non avrebbe condividiso il palco con Hillary, probabilmente, se dall’altra parte non ci fosse Trump. Non avrebbe scelto una canzone come Dancing in the dark. Perfetta e profetica, fin dal titolo. Perché l’America, la notte scorsa, ha ballato al buio. E oggi, quando si sono accese le luci, deve accettare chi si trova di fronte. Così dobbiamo fare noi italiani e europei, che dell’America siamo alleati. Sarà dura, ma dobbiamo provarci.
Sondaggi, studiosi, mercati e scommettitori indicavano Hillary Clinton
Perfino i repubblicani non ci speravano più. Ma le sorprese elettorali non erano mancate, negli ultimi tempi, attraverso l’Occidente confuso. E gli Stati Uniti sono cambiati molto, negli ultimi otto anni. Barack Obama, presidente gentiluomo, ha visto franare il tradizionale terreno democratico. Stati industriali come Ohio, Michigan e Wisconsin cercavano un veicolo per le proprie frustrazioni. E il veicolo non lo produce la Chrysler (salva anche grazie alla Casa Bianca). Quel veicolo – ora lo sappiamo – si chiama Donald Trump.
È lui che ha incendiato le incertezze americane
L’ha fatto da solo, senza aiuti, osteggiato nel suo stesso partito. L’ha fatto contro la totalità dei media, giustamente preoccupati dal suo comportamento e dalle sue dichiarazioni. L’ha fatto spaccando la nazione, come mai era accaduto. Donne, non-bianchi e giovani millennials istruiti contro di lui; legioni di bianchi delusi con lui. Donald Trump ha ignorato la demografia e puntato sull’antipatia. Quella che la sua avversaria, Hillary Clinton, è sembrata raccogliere in abbondanza.
Ma un presidente, prima d’essere simpatico, dev’essere competente
Da questo punto di vista la distanza tra i contendenti era, e resta, immensa. Vedrete quanti, anche in Italia, salteranno beffardi sul carro del vincitore americano. Ma i fatti restano. L’uomo d’affari e di televisione Donald Trump non ha mai ricoperto una carica elettiva. Non ha presentato un programma degno di questo nome. Metà delle sue affermazioni si sono rivelate false o inesatte. Sulle questioni internazionali ha mostrato un’incompetenza pari soltanto dall’arroganza. Per questo piace agli avversari dell’America. Sarà stata una notte memorabile al Cremlino. Vladimir Putin ha trovato la sua anima gemella. Dove porteranno il mondo, lo vedremo.
L’America silenziosa è esplosa con un boato
Molti elettori – per calcolo, per rabbia, per vergogna – non hanno lasciato capire che avrebbero scelto Donald Trump. Le volgarità, le falsità e la superficialità del candidato? Irrilevanti, apparentemente. Tutto si è deciso, ancora una volta, nei battleground states, gli Stati “terreno di battaglia”, per usare la solita metafora bellica. E’ la strana democrazia made in USA: sono quindici, non cinquanta, gli Stati che hanno deciso chi condurrà la nazione fino al 2020.
L’America bianca e armata ha difeso l’ultima trincea
Una lunga, sgradevole campagna elettorale si è chiusa con l’elezione del nuovo Presidente. E’ difficile, ma dobbiamo accettarlo. Siamo tutti prigionieri di una fantasia: una storia immobile, in cui domani è una ripetizione di ieri. E’ un modo di sconfiggere l’ansia, ma il mondo non funziona così. La vita di ogni italiano adulto non è segnata solo dalle vicende nazionali, ma da grandi eventi lontani: la fine dell’URSS, l’avvento di internet, l’11 settembre, il tracollo finanziario e il primo presidente afro-americano, il ritorno del terrorismo. Le cose cambiano e la storia corre: negli USA più che altrove.
È accaduto. La nazione di Bruce Springsteen ha ballato al buio, e s’è ritrovata tra le braccia di Donald Trump.

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