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Dic 15

Trentesima fumata nera, si va a oltranza

Fonte: Il Sole 24 Ore

Palazzo_della_Consulta_Roma_2006

di Vittorio Nuti

Niente da fare: anche stavolta, complice la scheda bianca suggerita da Pd e Forza Italia, i centristi di Ap-Ncd e Sel-SI, le Camere riunite ieri in seduta comune a Montecitorio hanno mancato l’elezione dei tre giudici della Consulta.

A vuoto, come succede ormai da un anno e mezzo, (444 schede bianche, 22 nulle, 37 disperse su 632 votanti) la 30ma votazione per l’elezione del successore di Luigi Mazzella, in carica sino al giugno 2014. Stesso discorso per le votazioni n. 9 e n. 7, per le quali erano in palio gli scranni di Sergio Mattarella, in carica sino al 2 febbraio, e Paolo Napolitano, in carica sino a luglio.

Da stasera si cambia copione, almeno per quanto riguarda i tempi. Va in scena la strategia del voto ad oltranza, voluto dai presidenti delle Camere per costringere i parlamentari a trovare un accordo: si tornerà a votare alle 19, al termine della seduta pomeridiana, e così nei prossimi giorni, sperando di far uscire il Parlamento dall’impasse. Difficile però fare pronostici. Giorni di trattative sotterranee non sembrano aver smosso le acque stagnanti dei veti incrociati. E ieri a Montecitorio rimbalzava la preoccupazione del Quirinale per uno stallo che si trascina da troppo tempo. L’indicazione per la scheda bianca, arrivata in mattinata via sms ai parlamentari dem, dovrebbe deporre per un’apertura al M5S. Anche se i grillini al momento smentiscono trattative. «Nessun contatto del Pd nei nostri confronti, né viceversa», ha spiegato Danilo Toninelli. «La situazione è ferma a due settimane fa», e da allora «non abbiamo sentito nessuno dei gruppi di maggioranza. Pd compreso». Toninelli ha confermato il voto grillino per il candidato Franco Modugno (a fine spoglio ha incassato 110 preferenze; 26 i voti per Gaetano Piepoli, 16 quelli per Francesco Paolo Sisto, candidato azzurro, 11 quelli per Augusto Barbera, candidato dem), e la linea del Movimento. Che è quella del confronto «alla luce del sole, senza inciuci e compromessi al ribasso sui nomi». Il M5S, ha ribadito Toninelli dopo il voto, chiede di eliminare dalla terna Sisto, «ma il Pd ancora non lo ha fatto ufficialmente; così un accordo con il Pd è impossibile».

La risposta del Pd non si è fatta attendere. Accantonata con la scheda bianca la terna di nomi votata inutilmente da dem, Fi e centristi dell’area di governo nelle ultime tre votazioni (oltre a Barbera e Sisto, Ida Angela Nicotra indicata da Ap dopo il ritiro di Giovanni Pitruzzella), il Pd ha spiegato la nuova linea con la necessità di non ostacolare le trattative in corso con «tutti i gruppi». Il candidato ufficiale, ha detto il presidente del gruppo alla Camera Ettore Rosato, rimane Barbera. Nome che il premier considera di garanzia, in attesa di individuare un’alternativa condivisa, per le scelte della Consulta che nei prossimi mesi potrebbe doversi esprimere su Italicum e riforma della Costituzione. In casa Fi resiste, al momento, l’arroccamento su Sisto, anche se da qualche giorno circola anche il nome di Raffaele Squitieri, presidente uscente della Corte dei Conti. Tra i centristi di Ap, la carta alternativa è Alessandro Pajno, ex sottosegretario a palazzo Chigi, possibile candidato anche alla presidenza del Consiglio di Stato.

Inutile l’ultimo appello a fare presto, lanciato alla vigilia delle votazioni dalla presidente della Camera Laura Boldrini, in linea con il pressing in atto da tempo dal Quirinale e dal presidente del Senato, Pietro Grasso. «Ora andremo avanti con la convocazione su base quotidiana – ha detto Boldrini -. Ci auguriamo serva da stimolo».

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