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Feb 25

Tre elezioni regionali, i politici maschi vincono quindici a uno

Fonte: Corriere della Sera

di Alessandro Balistri

Le donne tra i sindaci sono 14 su cento e al vertice delle Regioni soltanto una. Nelle stanze dei leader abbondano gli uomini


Quindici a uno. Da una parte una squadra di rugby, dall’altra una sola giocatrice. Assurdo. Ma in politica funziona così: quando c’è da correre per un posto di vero potere la scelta cade sugli uomini. Ieri in Sardegna in sette si sono contesi la poltrona di governatore e se si aggiungono l’Abruzzo e la Basilicata, dove si voterà tra un mese, si arriva appunto al quindici a uno. Una politica declinata al maschile. Nonostante il risveglio degli ultimi anni, i 1.500 incarichi alla guida di un ministero della Repubblica sono andati a una ministra soltanto 83 volte. E con il governo Conte la quota è la più bassa dal 2013. La scelta stona con le regole mirate ad aumentare la presenza delle donne: dall’alternanza di genere nelle liste alla doppia preferenza. I partiti si adeguano a fatica e appena si sentono liberi dai vincoli tornano al passato. Le donne tra i sindaci sono 14 su cento e al vertice delle Regioni soltanto una. Nelle stanze dei leader abbondano gli uomini.
Il «capitano» Matteo Salvini ne è circondato quando deve decidere, per Luigi Di Maio sono le figure chiave del Movimento e le primarie del Pd di domenica prossima rafforzano la tendenza. Lo stesso vento ogni tanto soffia fuori dal Palazzo. Se nessuno arriva a dispensare consigli beceri, come ha fatto il consigliere comunale di Amelia con Emma Marrone, altrove il veto sulle donne è stato dichiarato senza esitazioni, magari seguito da scuse obbligate. Mesi fa fece scalpore lo scienziato Alessandro Strumia. Disse che la fisica è un affare da uomini, ma Fabiola Gianotti, che da sola basta a polverizzare la sua teoria, lo ha sospeso dal Cern. Poi è arrivato Francesco Renga che le donne preferirebbe non sentirle cantare, mentre Fulvio Collovati e Billy Costacurta rabbrividiscono se le signore discettano di pallone. Perché in campo, come in politica, c’è chi vuole solo il «gioco maschio»…

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